"Torna il picco di stress per gli italiani". E' questo l'allarme lanciato pochi giorni fa dal Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi, secondo il quale il livello di stress psicologico della popolazione torna ai livelli preoccupanti già vissuti nelle fasi più intense dell'emergenza sanitaria.

Secondo quanto emerge dall'ultimo "Stressometro", realizzato ogni settimana dall'Istituto Piepoli per conto del Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi, infatti, il 62% degli intervistati denuncia un elevato livello di stress, il dato più alto dall'inizio del nuovo anno, ancor più significativo considerando che ben il 39% dichiara un livello "massimo".

L'indicatore, inoltre, evidenzia percentuali uniformi su tutto il territorio nazionale, con picchi nel Sud (67%) e nel Centro Italia (64%), a cui seguono le Isole (61%), il Nord Est (60%) e il Nord Ovest (58%).

A preoccupare maggiormente gli italiani sono i fattori sanitari, economici e lavorativi legati alla pandemia. Per il 51% degli intervistati la principale fonte di stress è legata all'emergenza Coronavirus: il sopraggiungere nel nostro Paese delle varianti del Covid-19 spaventa non poco l'opinione pubblica. Una preoccupazione non soltanto legata alla salute ma anche alla vita quotidiana, con la paura di nuove restrizioni che cresce di settimana in settimana.

La limitazione della libertà personale, "l'isolamento" al quale il virus ci ha costretti nell'ultimo anno, il cambiamento delle abitudini e degli stili di vita sono fattori non poco destabilizzanti a livello psicologico. Le conseguenze di tali disagi, nei prossimi anni, potrebbero far sentire i loro effetti sullo stato mentale della popolazione. Un quadro allarmante che non va trascurato perché lo stress è una patologia a tutti gli effetti e uno stress intenso, duraturo o non gestito può avere conseguenze, anche gravi, sulla salute.

Ne abbiamo parlato con la dottoressa Marzia Gabriele, psicologa dell'Ordine degli Psicologi del Lazio, impegnata nel settore dell'assistenza e del supporto psicologico, per capire come gestire al meglio lo stress in questa fase emergenziale, quali sono i sintomi da non sottovalutare e quando è il momento di chiedere aiuto.

Dottoressa, secondo lo "Stressometro", il 62% degli intervistati denuncia un elevato livello di stress.
Quali i campanelli d'allarme da non trascurare?
«Il Coronavirus con la sua diffusione sta condizionando la nostra salute psichica, pertanto la situazione attuale potrebbe portare ad un peggioramento delle condizioni patologiche preesistenti in persone già affette da ansia, depressione o altri disturbi psichici. Il panico rappresenta un elemento ricorrente nelle fasi iniziali di tutti i contesti di crisi ed una cosa sembra essere certa, la conseguenza della quarantena di massa è la paura.
Solitudine e isolamento sociale costituiscono due fenomeni che associati sviluppano o peggiorano quadri preesistenti, come depressione, quadri d'ansia (fobie sociali, panico, sintomi ossessivo compulsivi) comportamenti di consumo (fumo alcol, sostanze), tutti campanelli d'allarme da non sottovalutare. Possono inoltre insorgere e peggiorare disturbi del sonno.
Seguono l'eccessiva irritabilità, l'aggressività accompagnata da repentini cambi d'umore e l'ansia persistente che intralcia la quotidianità.»

Quando, secondo la sua esperienza, è importante chiedere aiuto ad un professionista?
«Chiedere aiuto ad un professionista è molto importante quanto difficile da realizzare, poiché ci si arriva spesso dopo mesi o anni di apatia, angoscia e dolore. A volte può succedere che il nostro " metodo" che fino a ieri aveva funzionato ed era riuscito a fare andare avanti, ad un certo punto non vada più bene.
Si può chiedere aiuto in questo momento, rivolgendosi ad uno specialista. Lo psicologo può essere colui che ha delle informazioni e conoscenze utili per il nostro star bene, per curare le ferite, i traumi e le delusioni della vita, ma anche per aiutarci ad esprimere la libertà di essere noi stessi. Ognuno di noi ha la capacità e soprattutto il diritto di essere felice.»

Salute e lavoro sono tra le preoccupazioni principali degli italiani ma in molti temono anche nuove restrizioni. Quanto l'isolamento al quale il virus ci ha costretti nell'ultimo anno può aver influito?
«Molto. L'isolamento sociale, la reclusione in casa e il peso dell'incertezza generale nell'ultimo anno hanno colpito duramente il nostro equilibrio mentale.»

Il cambiamento degli stili di vita, la riduzione dei rapporti umani e sociali hanno conseguenze analoghe su ogni fascia di età della popolazione? «L'impatto dell'isolamento sociale sicuramente si è ripercosso in maniera più drammatica sulle persone anziane e vulnerabili. Rispetto alle conseguenze della solitudine e dell'esclusione sociale che la pandemia sta comportando, il fenomeno dell'"ageismo", cioè la svalorizzazione o discriminazione verso le persone anziane a causa dell'età, emerge come un elemento comune di sofferenza per questa fascia di popolazione durante la pandemia.»

Quali i mezzi che secondo lei andrebbero messi subito in campo per evitare conseguenze psicologiche più gravi sulla popolazione negli anni a venire?
«Mi vengono in mente l'informazione in primis, il supporto psicologico, ma soprattutto la collaborazione tra società scientifiche di area psicologica e Ordine nazionale degli psicologi per contribuire alla ripartenza.»