Se la pandemia ha avuto un notevole impatto sull'economia sana, con effetti devastanti sul piano della salute delle persone e sul sistema economico, l'analisi del crimine contenuta nella relazione semestrale della Dia mostra una contromossa delle consorterie proprio in questo momento. «Una strategia tesa a consolidare il controllo del territorio» scrivono nella relazione della Dia. Con il rischio evidente che «attività imprenditoriali di piccole e medie dimensioni vengano fagocitate nel medio tempo dalla criminalità diventando uno strumento per riciclare e reimpiegare capitali illeciti».

Non sfugge a tale logica la situazione vissuta nel Cassinate dove a pesare, come sempre, è la «contiguità con la Campania che ha indotti soggetti criminali a "delocalizzare" i propri interessi illeciti in alcune province laziali». E se è vero che nella Capitale i clan si sono specializzati soprattutto su riciclaggio e corruzione, a Cassino - che rimane il buen retiro di latitanti e di esponenti dei Casalesi, degli Esposito, dei Licciardi e di molti altri - l'azione criminale rappresenta una sorta di "evoluzione" delle propaggini camorristiche: «Si registrano nel territorio diversi episodi delittuosi perpetrati da aggregazioni criminali autoctone.

Queste, ancorché meno strutturate delle prime, risultano attive nel racket delle estorsioni, nell'usura, nel traffico e spaccio degli stupefacenti, anche in osmosi con organizzazioni insediate in altre aree». A testimoniarlo, ancora una volta, le operazioni di polizia e carabinieri. L'ultima in ordine di tempo: "Coast to Coast 2", conclusa dalla Polizia di Stato nel 2019 che ha delineato una forma di «riorganizzazione delle piazze di spaccio di Gaeta, Formia, Fondi e Cassino a seguito di precedenti arresti dei gruppi Spada-Morelli».