L'allarme è nei numeri, nel profilo della curva dei contagi, nei report degli istituti specializzati. L'allarme è negli incrementi percentuali delle cifre, che testimoniano la capacità di duplicazione del virus. È questo parametro che non deve sfuggire di mano.
E c'è poco da girarci intorno: se i dati continueranno a salire in questo modo, tra qualche giorno sui tavoli della Asl, della Prefettura e della Regione Lazio si porrà il tema della chiusura o meno dell'intera provincia di Frosinone. Sì, insomma della "zona rossa" come misura di sicurezza. Il rischio c'è perché ad essere cresciuto è quello che gli esperti chiamano, appunto, l'indice di contagio. Che è cosa diversa dal valore Rt.

A preoccupare non sono tanto i numeri assoluti (comunque molto alti), ma la capacità di duplicazione del virus, che in sostanza sta raddoppiando. E sono queste rilevazioni settimanali ad essere fortemente attenzionate dalla Prefettura e dall'Azienda Sanitaria Locale. In questa fase sarà fondamentale anche il ruolo dei sindaci, chiamati a definire con le ordinanze regole e restrizioni nei singoli territori. Va pure detto che la maggioranza dei nuovi contagi di questi ultimi giorni ha richiesto la misura della sorveglianza domiciliare. Non quindi il ricovero in ospedale. Al momento sono meno di 200 i pazienti Covid ricoverati nella rete ospedaliera della provincia di Frosinone. Una situazione sotto controllo, come quella delle terapie intensive.

Il monito della Asl
Pierpaola D'Alessandro, direttore generale della Asl di Frosinone, ha scritto: «Quest'oggi si è verificata una ulteriore impennata del numero dei casi incidenti in provincia con incremento particolare in alcuni Comuni come nell'ultima settimana». Il riferimento è ai 42 nuovi casi a Monte San Giovanni Campano ma anche ai 27 di Frosinone, ai 19 di Sora, ai 17 di Alatri, ai 13 di Veroli, ai 12 di Piedimonte San Germano. Continua la D'Alessandro: «La presenza di varianti del virus (inglese e brasiliana) rende più veloce ed insidioso il contagio». La traduzione è la seguente: al di là dei casi ufficiali di varianti inglese e brasiliana (si attendono sempre i risultati dello Spallanzani), l'aumento della contagiosità che la Asl riscontra sul campo ogni giorno è sicuramente collegato anche e soprattutto al diffondersi delle varianti. La D'Alessandro argomenta:

«A tal proposito l'ultima circolare del Ministero della Salute sollecita a prestare particolare attenzione anche ai contatti casuali e non prolungati che possono essere anch'essi a particolare rischio». Poi aggiunge: «Pertanto si raccomanda ancora una volta a tutta la popolazione di osservare le regole basilari di prevenzione rappresentate da distanziamento personale, uso di mascherina, frequente lavaggio delle mani ed astensione dagli assembramenti e di non sottovalutare questo messaggio. Anche in famiglia si dovrà prestare la massima attenzione, visto che si sta dimostrando uno degli ambiti più importanti di propagazione dell'epidemia». Insomma, la Asl alza la guardia.

Il rapporto del Gimbe
Nell'ultima settimana, dal 17 al 23 febbraio, nel confronto con quella dal 10 al 16, i contagi in provincia di Frosinone sono aumentati del 95,1%, con un'incidenza passata a 243,14 positivi ogni 100.000 abitanti. È quanto emerge dai numeri elaborati e presenti nell'ultimo studio della Fondazione Gimbe, che confermano il trend negativo del territorio ciociaro. L'analisi evidenzia come in sette giorni in Italia si sia registrato un +10% di nuovi casi, cifra che si spinge anche molto oltre in 41 province – tra cui Frosinone – che vengono definite da bollino rosso. Insomma, si sono accese tutte le luci dell'alert. La variazione del 95,1% della settimana dal 17 al 23 febbraio è molto alta anche perché parametrata sula percentuale precedente, quella della settimana dal 10 al 16 febbraio, che era del 2,2%. Dicevamo dell'incidenza di 243,14 nuovi casi ogni 100.000 abitanti. Percentuali più alte soltanto nelle province di Bologna (382,48), Ancona (350,41), Brescia (328,97), Trento (315,72), Pistoia (292,43), Siena (246,63).

Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, ha affermato: «Innanzitutto, si devono incrementare le forniture di vaccini lavorando ad accordi vincolanti tra Europa e aziende produttrici ed eventuale produzione conto terzi in Italia, oltre ad accelerare le somministrazioni attraverso uno stretto monitoraggio regionale per identificare eventuali criticità. In secondo luogo, le Regioni devono applicare con massima tempestività e rigore le zone rosse locali per evitare lockdown più estesi e arginare gli effetti della terza ondata. Infine, Governo e Regioni devono concertare una programmazione di riaperture a medio-lungo periodo, condividendo con la popolazione obiettivi realistici per un graduale ritorno alla normalità, evitando di fissare scadenze illusorie, perché l'agenda del Paese è ancora dettata dal virus».

Quindi ha aggiunto: «Secondo le nostre analisi l'incremento percentuale dei nuovi casi rispetto alla settimana precedente è l'indicatore più sensibile per identificare le numerose spie rosse che si accendono nelle diverse Regioni». In particolare, nella settimana 17-23 febbraio in ben 74 delle 107 Province (68,5%) si è registrato un incremento percentuale dei nuovi casi rispetto alla settimana precedente, con valori che superano il 20% in 41 Province. «Questi dati - ha commentato Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione Gimbe - confermano che, per evitare lockdown più estesi, bisogna introdurre tempestivamente restrizioni rigorose nelle aree dove si verificano impennate repentine. Temporeggiare in attesa dei risultati del sequenziamento o di un consistente incremento dei nuovi casi è molto rischioso perché la situazione rischia di sfuggire di mano». Ed è esattamente quello che stanno facendo sia il Prefetto Ignazio Portelli che il direttore generale della Asl Pierpaola D'Alessandro. Cercare di anticipare ogni tipo di situazione. E le chiusure di singoli Comuni tendono ad evitare il rischio di una zona rossa (o arancione scuro) estesa all'intera provincia.

Il trend
Siamo nella cinquantaduesima settimana dall'inizio della pandemia in provincia di Frosinone. Il primo caso fu registrato il due marzo 2020. Da allora sono trascorsi 361 giorni. Questo l'andamento settimanale: 104 nuovi contagi il ventidue febbraio, 127 il ventitré, 197 il ventiquattro, 239 il venticinque. Per un totale di 667 e una media di 166,75 casi al giorno. Un dato da tenere a mente, perché in aumento. La cinquantunesima settimana era andata in questo modo: 41 nuovi casi il quindici febbraio, 98 il sedici, 175 il diciassette, 95 il diciotto, 143 il diciannove, 147 il venti e 204 il ventuno. Per un totale di 898 e una media di 128,28 ogni ventiquattro ore. La cinquantesima settimana era andata invece così: 25 contagi l'otto febbraio, 79 il nove, 108 il dieci, 115 l'undici, 114 il dodici, 96 il tredici e 124 il quattordici. Per un totale di 661 e una media quotidiana di 94,42. La quarantanovesima settimana: 34 nuovi casi il primo febbraio, 73 il due, 119 il tre, 73 il quattro, 116 il cinque, 113 il sei, 85 il sette. Per un totale di 613 contagi: la media era stata di 87,57 casi ogni ventiquattro ore. La quarantottesima settimana: 25 casi il venticinque gennaio, 83 il ventisei, 194 il ventisette, 79 il ventotto, 68 il ventinove, 71 il trenta, 90 il trentuno. Media di 87,14.

Questo l'andamento delle ultime settimane: 1,14 nella ventitreesima e nella ventiquattresima, 5,85 nella venticinquesima, 14,14 nella ventiseiesima. E 6,2 nella ventisettesima. Poi 5,57 nella ventottesima. E 2,28 nella ventinovesima, 14,14 nella trentesima. Nella trentunesima 15, nella trentaduesima 29,14. Proseguendo: 101,57 contagiati al giorno nella trentatreesima settimana, 183,28 nella trentaquattresima, 235,86 nella trentacinquesima, 292 (il picco) nella trentaseiesima, 224,28 nella trentasettesima, 225,71 nella trentottesima, 134,42 nella trentanovesima, 99,57 nella quarantesima, 106,28 nella quarantunesima, 106,28 nella quarantaduesima, 97,4 nella quarantatreesima. Mentre nella quarantaquattresima media di 165. Ancora: 119,85 nella quarantacinquesima, 88,14 nella quarantaseiesima, 82,57 nella quarantasettesima.

Gli indici
Dall'inizio della pandemia in provincia di Frosinone ci sono stati 20.670 contagiati. I decessi sono stati 407. I residenti nei 91 Comuni ciociari sono 489.083. Il tasso di mortalità misura il rapporto tra i morti per la pandemia e il numero degli abitanti. Significa che c'è stato un decesso per Coronavirus ogni 1.201,67 abitanti. L'attuale indice di mortalità è 0,083%. Dividendo invece il numero degli abitanti per quello dei contagiati, emerge che in Ciociaria ha contratto il virus una persona ogni 23,66 residenti. La percentuale è 4,22%. C'è poi l'indice di letalità, cioè il rapporto tra persone finora contagiate e decessi. La percentuale è dell' 1,96%. Vuol dire che si è registrato un decesso ogni 50,78 persone contagiate. Sono numeri significativi, che non vanno sottovalutati. Si contano pure 16.332 guariti: il 79,01%. Gli attualmente positivi, tra persone in isolamento domiciliare e ricoverati, sono circa 2.700.