Una fotografia impietosa, quella della situazione occupazionale ed economica ciociara, che Anita Tarquini, segretario generale della Uil di Frosinone, ci consegna analizzando l'attuale contesto locale.

«I dati di metà gennaio in nostro possesso – ha esordito la sindacalista – sono molto negativi. Il fattore che maggiormente preoccupa è il crollo delle esportazioni, che da sempre rappresenta il punto di forza dell'economia ciociara. Ovviamente per il 90% tale crollo, che ha investito più o meno tutti i settori, è dipeso dalla pandemia di Covid che ha messo a durissima prova ogni impresa. Basti pensare che nelle fasi iniziali della diffusione del virus erano ancora molte le aziende che riuscivano a tenersi in piedi proprio grazie all'export. Ma ciò è avvenuto solo nel breve termine. Poi, con il dilagare del Coronavirus in tutta Europa e nel mondo, anche le esportazioni sono venute meno in percentuali molto alte e quindi gli operatori si sono trovati in difficoltà inimmaginabili. Tanto più che la crisi dovuta alla pandemia si è innescata su un quadro già molto precario che vedeva tutti i settori economici in affanno".

Soffermandoci sull'export, secondo le vostre rilevazioni come può essere quantificata in termini percentuali la contrazione del comparto?
«Almeno del 66%. Un dato altissimo per un settore che, come detto, ha sempre fatto da traino alla nostra economia e nel quale operano centinaia di aziende».
All'interno dell'export in caduta libera c'è qualche eccezione?
«Senz'altro il chimico-farmaceutico, ma anche in questo ambito nell'ultimo periodo si sono iniziati a registrare segnali di notevole sofferenza. A dicembre il comparto, che assorbe il 55% del totale delle esportazioni, è sceso da 3,8 a 3,2 miliardi di euro, con un saldo negativo di 600 milioni».

Le ricadute sull'occupazione?
«Inevitabilmente sono state pesantissime. I primi dati di febbraio 2020 facevano prefigurare una piccola ripresa per l'economia ciociara. Poi anche questa è stata prima azzerata e poi aggravata dal Covid. Al momento, stando sempre ai nostri dati, la media provinciale del tasso di disoccupazione è al 48,2% a fronte del 61,2% regionale. Un elemento che nel fare la media va letto con attenzione tenendo conto del fatto che ci sono province, quali soprattutto Rieti e Viterbo, dove tale percentuale è sempre stata peggiore della nostra. Quanto alla Cassa integrazione nelle sue varie forme considerata, da gennaio a novembre 2020 abbiamo registrato un fortissimo aumento: in Ciociaria le ore concesse sono state ben 25 milioni, mentre 14.500 sono stati i lavoratori che nello stesso periodo ne hanno beneficiato. E le prospettive non sono delle migliori: le domande per nuova cassa integrazione, che è stata fortunatamente rinnovata dal Governo, sono ancora in itinere e quindi il quadro esatto potremo averlo a breve, potendo tuttavia fin da ora presagire scenari purtroppo molti negativi».

Quali sono stati i settori più colpiti?
«Al primo posto inserirei senz'altro l'edilizia e tutto il suo indotto. Ad oggi, tuttavia, secondo recenti studi, possiamo intravedere una leggera risalita stimabile in un circa 8%. Però siamo sempre ben al di sotto della media registrata negli anni, ma ci piace cogliere questo aspetto positivo come fosse un arcobaleno al quale aggrapparci per guardare con un briciolo di ottimismo al futuro».

Gli altri comparti maggiormente penalizzati?
«Quello dei mezzi di trasporto sicuramente, con un decremento delle vendite all'estero pari al 17,5% e a 145 milioni di euro. Quindi, l'agricoltura, il commercio, la ristorazione, il turismo e tutto il relativo indotto».
Quale quello meno colpito?
«L'alimentare, visto che le aziende che vi operano erano già attrezzate per il rispetto della maggior parte delle norme di sicurezza e che pertanto hanno dovuto faticare di meno per adeguarsi alla rigide regole anti Covid».
Quali le prospettive?
«Guardiamo tutti all'Europa e alle risorse economiche del Mes o del Recovery Fund, così come si spera che le forme di ristoro promesse dal governo arrivino al più presto».