Proseguono le indagini da parte degli agenti del commissariato di Formia sul caso Bondanese, all'indomani dei funerali del 17enne. Al vaglio degli inquirenti infatti, è ora un coltello che sarebbe stato ritrovato nei giorni scorsi sul fondale della darsena la Quercia di Formia. Gli investigatori non stanno lasciando nulla al caso, ma secondo alcuni testimoni sarebbe improbabile che si tratti proprio del coltello che avrebbe ucciso Romeo Bondanese e ferito il cugino.
Proprio ieri infatti, è stato dimesso dall'ospedale Dono Svizzero di Formia dove era in prognosi dopo i numerosi punti, 15 interni e 15 esterni, che la delicata operazione ha richiesto nel ricostruire il quadricipite.

  Come anticipato anche dall'avvocato di parte della famiglia Bondanese, Civita Di Russo, i due gruppi, quello di Formia e quello di Caserta, erano assolutamente estranei e a creare l'occasione dell'incontro, sarebbe stato uno scambio di persona. Pare infatti, che da dove si trovasse Romeo con alcuni amici, sotto la scalinata della darsena, avesse preso a chiamare questo ragazzo di Casapulla, scambiandolo per un amico. Una parola di troppo nella discussione ed ecco che sono usciti i coltelli. La dinamica resta allo stato attuale ancora da chiarire. Ciò che al momento si conosce sono le dimensioni circa della lama.

Grazie infatti all'autopsia effettuata dal medico legale del Policlinico Gemelli di Roma Vincenzo Grassi, alla presenza di due consulenti di parte, uno dalla parte della vittima e l'altro per il presunto aggressore, dovrebbe corrispondere ad una lama con una lunghezza tra gli otto e i dieci centimetri e larga poco più di tre centimetri. Un dettaglio in più che al momento si aggiunge e che potrebbe servire per identificare l'arma che ha ucciso Romeo. La città comunque resta in attesa di risposte, come resta in attesa la famiglia del giovane assassinato, che anche durante l'ultimo saluto al giovane, ha ribadito la fiducia nelle istituzioni affinché possano presto chiarire quanto accaduto quella sera: «Con le residue forze che ci restano le useremo tutte per chiedere giustizia, solo giustizia. Non siamo animati da alcun desiderio di vendetta ma dal desiderio di conoscere la verità dei fatti».

E di giustizia ha parlato anche il questore di Latina Michele Spina, a margine dei funerali di domenica pomeriggio: «Giustizia sarà fatta. È scattato un fermo di autorità giudiziaria, le indagini continuano e saranno tutte poste al vaglio dell'autorità giudiziaria. Al momento non possiamo rendere pubblico gli esiti delle indagini in corso perché sono coperte da segreto istruttorio – ha continuato Spina – ma noi continueremo incessantemente a lavorare fino a che non avremo delineato in modo completo il quadro della vicenda. Io come anche il prefetto Falco abbiamo partecipato alle esequie per dimostrare la nostra vicinanza alla famiglia e esprimere anche il dolore di genitori quali siamo, oltre le cariche istituzionali che rappresentiamo».

La speranza ora è riposta nei ragazzi numerosissimi che erano presenti alla vicenda. Come sottolineato dallo stesso Spina si rendano conto di come dal nulla
possa scaturire un dramma: «a volte i ragazzi nella loro incoscienza litigano pensando che la cosa possa finire così. Ma uno scontro, una rissa può sempre avere esiti imprevedibili e molto gravi, ed è bene che questi ragazzi imparino da questa esperienza che le sarete e il divertimento devono rimanere tali»