Un banale errore di digitazione, due lettere in meno sul nome che stavano per costargli caro. Probabilmente sarebbe rimasto senza la sua pensioncina di 290 euro per due o tre mesi ancora. Senza contare lo sconforto di sua madre nel sentirsi rispondere che il figlio risultava deceduto.

Un corto circuito burocratico che l'Inps di Frosinone si è subito attivato per risolvere; ha individuato l'errore e ha risolto l'intoppo. Protagonista incolpevole del caso un trentanovenne invalido all'80%. Per la sua condizione percepisce l'indennità dal 2017 e a gennaio, come ogni mese, gli era stato regolarmente accreditato l'importo della pensione.

Il primo febbraio, però, se lo è visto revocare dall'Inps.
Sua madre, un'insegnante in pensione, si è subito data da fare per capire il perché. «Ho tribolato non poco tra mail e numero verde per venire a capo della questione - racconta la docente - Alla fine sono riuscita ad avere un appuntamento all'Inps e sono andata lì con mio figlio. Mi hanno detto che a loro dal 26 gennaio risultava deceduto e che quindi la pensione era stata stornata. Il dirigente ha capito che c'era un errore e ha contattato il Comune. Tra loro si sono chiariti, ma il problema non si è risolto perché ci hanno detto che la pensione non gliela ridaranno subito. Dicono che ci vorranno due o tre mesi. Mi pare assurdo che non si possa dimostrare di essere in vita con la propria presenza e il documento d'identità, ma mi hanno spiegato che all'Inps lo deve comunicare ufficialmente il Comune di residenza».

La prospettiva è quella dell'iter burocratico che riparte, con i suoi tempi lunghi. «Non importa per i soldi - aggiunge la donna - A mantenere mio figlio ci penso io, mi chiedo però se non avesse avuto me come avrebbe fatto?». Eppure la burocrazia ha un cuore, almeno all'Inps di Frosinone. Il direttore provinciale Vincenzo Maria De Nictolis viene avvertito del caso e si attiva a stretto giro: «Eseguiremo un pagamento immediato fuori procedura», assicura. Nell'arco di una settimana la pensione verrà riaccreditata.