«Un disperato tentativo di sopravvivere che ha, invece, lasciato il padre indifferente». Con una sola frase il presidente della Corte d'assise, la dottoressa Perna, ha spiegato la scelta di condannare Nicola Feroleto all'ergastolo per la morte del figlio Gabriel, ucciso a due anni a pochi passi da casa perché piangeva. Per i giudici Nicola avrebbe «contribuito a cagionare la morte del figlio di appena due anni» non risultando meritevole delle attenuanti generiche per «l'eccezionale gravità della condotta accertata» e per l'assenza di qualsiasi condotta positiva in relazione al fatto. «Nel corso del procedimento devono, invece, essere valutati in senso contrario i tentativi di impedire l'accertamento della verità». La condanna a carico di Nicola Feroleto, il ciquantenne di Villa Santa Lucia, arriva alle 14.27 dello scorso 20 novembre. La Corte dà lettura del dispositivo dopo tre ore di camera di consiglio e un'ora e mezza di repliche. Ergastolo, interdizione dai pubblici uffici e una provvisionale di 50.000 euro per nonna Rocca e Luciano (che insieme alla bisnonna Maria si sono costituiti parte civile con gli avvocati Scerbo, Corsetti e Montanelli). Feroleto ascolta, dietro a uno schermo come Donatella, condannata prima di lui a trent'anni in abbreviato.

L'inchiesta
Nelle motivazioni depositate nei giorni scorsi si può rileggere in filigrana un'inchiesta affatto facile, coordinata dai pm Valentina Maisto e Roberto Bulgarini Nomi. Vengono ripercorsi tutti gli elementi investigativi che hanno portato gli inquirenti a ritenere coinvolto Nicola, che invece ha sempre negato. La giornata del 17 aprile 2019, quando Gabriel viene soffocato nel campo accanto alla sua abitazione col tetto in lamiere in via Volla, viene analizzata in ogni suo aspetto. Dalla mattinata passata con la madre, il padre e lo zio Luciano fino alle 17.14 quando Gabriel viene dichiarato morto. L'assenza sul suo corpo di segni d'investimento versione che mamma Donatella offrirà in prima battuta ha subito rappresentato per i carabinieri di Frosinone e Cassino il campanello d'allarme. L'autopsia ha confermato che il piccolo Gabriel è morto soffocato: naso e bocca coperti da una mano. Quella della madre. La stessa Donatella, dopo la prima iniziale versione dirà per paura di Nicola continuerà sempre a collocarsi nel campo dell'orrore e non dirà mai di non averlo fatto. Ma collocherà Nicola a pochi centimetri da lei. Donatella riferisce di aver messo una mano sulla bocca del figlio, incalzata da Nicola che non voleva sentire il suo pianto. Gabriel ha lottato, provocandosi i graffi riscontrati sul volto e su di lei. E Nicola? Non interviene, secondo gli inquirenti: «Non una parola per interrompere l'azione mortale». Donatella riferisce, poi, che lui prima avrebbe gettato il corpo tra i rovi, quindi avrebbe impiegato tra i dieci e i venti minuti a discutere su come gestire la situazione «raccomandando di dire che era stata lei e di non coinvolgerlo». Per i giudici le dichiarazioni di Donatella sono pienamente riscontrate da alcune testimonianze rese dalle immagini delle telecamere della zona; dai tabulati con la compagna Vacca ma soprattutto dal tentativo dell'uomo di costruirsi un falso alibi nella caserma, dove non sa di essere filmato.

Le valutazioni
«Il compendio probatorio ha convinto la Corte della riconducibilità dell'omicidio anche all'imputato, quanto meno con l'inerte e consapevole partecipazione di Nicola». A pesare le aggravanti dei futili motivi, della minorata difesa (per l'età della vittima che si sarebbe attesa dai genitori sono protezione), del grado di parentela ma anche della gravità delle condotte. Nicola non solo non impedisce ma poi «si intrattiene per discutere sulla versione da fornire». La morte è stata provocata per il sol fatto che il pianto del bambino «innervosiva l'imputato». «Ciò rileva un motivo del delitto banale e abnorme e uno spiccato istinto criminale oltre all'assenza di naturali istinti, di compassione e pietà: un'assoluta indifferenza». Per i giudici l'intervento dell'uomo a tutela del piccolo sarebbe stato agevole. Invece «ha assitito senza fare nulla alla disperata agonia del figlio che ha cercato con tutte le sue forze di vincere l'azione violenta della madre provando a strappare le mani della donna dalla bocca, fino a graffiarsi».