Il processo per la frana che ha determinato il parziale crollo del viadotto Biondi, si sposta sulle competenze. È stata incentrata soprattutto sulle competenze ad intervenire prima che si verificasse la frana a marzo del 2013 l'udienza del processo a carico dell'ex dirigente ai Lavori pubblici Francesco Acanfora, davanti al giudice monocratico del tribunale di Frosinone Silvia Fontebasso.

Ad Acanfora, assistito dall'avvocato Calogero Nobile, è contestato «per colpa consistita in negligenza» l'aver cagionato, o comunque non impedito, «la frana a scorrimento che il 13 marzo 2013 interessò il versante della collina di piazzale Vittorio Veneto». Il primo teste è stato un ispettore dei vigili del fuoco. Alle domande del pm Angelo D'Angelo ha spiegato gli interventi di messa in sicurezza successivi all'evento e che, sulle prime, non fu possibile intervenire per l'instabilità sul terreno per la messa in sicurezza dell'ascensore inclinato e dell'alveo del fiume.

Il dirigente del Welfare Antonio Loreto è stato chiamato a deporre sulle competenze nelle fasi precedente al crollo e successiva. Rispondendo alle domande della difesa, il dirigente ha ricordato di aver inviato, a fine 2012, una richiesta alla Regione per un finanziamento all'attività di monitoraggio dei settori in frana.
«C'era anche l'ascensore inclinato?», ha chiesto l'avvocato Noile. E il teste ha risposto: «Mi sembra di sì».

Alla domanda sull'incidenza dell'ascensore sulla frana, il teste ha detto di non saper rispondere, anche perché l'ascensore era stato costruito prima. Alla domanda su eventuali segnalazioni da parte del geologo o della protezione civile sul versante in frana, il teste ha riferito che al settore manutenzioni non erano giunte segnalazioni, che queste andavano fatte ai Lavori pubblici e che il geologo inviava rapporti al settore Urbanistica.

Il Comune si è costituito parte civile attraverso l'avvocato Paolo Tagliaferri che ha annunciato di aver fatto richiesta alla Regione per avere la relazione idrogeologica da produrre al tribunale.