Era stato visitato una prima volta a novembre del 2016 e poi dimesso. Ma nemmeno quando il mese dopo era tornato all'ospedale di Alatri gli era stata diagnosticata l'ulcera che l'avrebbe ucciso il 4 dicembre. È la ricostruzione degli ultimi giorni di vita di Roberto Astolfi, 65 anni, di Alatri, fatta dalla procura di Frosinone.

Ieri il gup Ida Logoluso ha rinviato a giudizio per omicidio colposo i medici del reparto di medicina generale Enzo Vari e Paolo Emilio Rivera di Alatri, Marco Spaziani di Frosinone, Maria Tecla Pecci di Alatri, quindi Gabriele Neroni di chirurgia di Ferentino, il radiologo Andrea Terenzi di Alatri e gli infermieri Angela Zeppieri di Veroli e Massimo Calicchia di Alatri, difesi dagli avvocati Nicola Ottaviani, Patrizio Cittadini, Vincenzo Galassi ed Eugenia De Cesaris. Prosciolto il medico Raffaele Palmieri di Torrice, difeso dagli avvocati Marco Ottaviani e Marco Proia. La famiglia Astolfi che è già stata risarcita dalla Asl in sede civile è stata rappresentata dall'avvocato Enrico Pavia. 

In base alla ricostruzione del pm Alessandro Di Cicco sulla base della consulenza medico-legale del dottor Stefano Manciocchi il 2 novembre 2016 Astolfi si ricovera a medicina con una diagnosi di anemia. In quell'occasione - sostiene l'accusa - sarebbero stati omessi l'esame endoscopico, la colonscopia, i raggi con contrasto e una Tac all'addome. Il tutto - è l'ipotesi del pm - omettendo di accertare l'origine del sanguinamento. Il 15 novembre Astolfi è dimesso con diagnosi di anemia grave, malgrado valori di emoglobina al di sotto degli standard.

Tuttavia, il paziente il 2 dicembre torna al pronto soccorso di Alatri. Gli viene effettuata una radiografia che evidenzia segni di perforazione dell'addome. Ma l'accusa sostiene che tale dato non sia stato correttamente valorizzato. Al ricovero in chirurgia la diagnosi è di una subocclusione dell'intestino senza ulteriori accertamenti clinici fino alle 18 del 4 dicembre. Ma - sostiene il consulente del pm - già alle 12.41 sono evidenti i segni della perforazione. La laparotomia è disposta solo alle 19 quando da cinque ore il paziente è in stato soporoso.

Quanto agli infermieri sono accusati di non aver dato immediata comunicazione ai medici dello stato clinico e di aver somministrato delle sacche senza indicazione medica. L'avviso al medico di guardia è solo delle 18, mentre il decesso è delle 20. Il 10 febbraio del 2017 la famiglia presenta denuncia e il pm Di Cicco dispone la riesumazione della salma il 27 marzo e una consulenza medico-legale.