Violenze sessuali sulla moglie, maltrattamenti in famiglia e un'aggressione al figlio. Sono i reati per i quali un muratore sessantenne di Frosinone è stato condannato a otto anni. Il tribunale presieduto dal giudice Farinella (a latere Doglietto e Tamburro) ha disposto una provvisionale di 20.000 euro più i danni da risarcire in sede civile.

Drammatica, in aula, prima della discussione la deposizione del figlio della coppia che ha evidenziato come la madre, 54 anni, si vergognava e aveva paura a denunciare il padre. Il teste ha riferito l'episodio che ha convinto la madre a denunciare. Il ragazzo si era messo tra i due genitori per difendere la donna e ha riferito che il padre gli ha messo le mani al collo e lo ha buttato sul divano. Per quell'aggressione il figlio ha riportato una prognosi di cinque giorni e ha presentato una denuncia alla polizia. Era il 2017. Il figlio ha ripercorso una vita di violenze quotidiane, fin quando era sul seggiolino. Ha descritto un genitore spesso ubriaco: «anche se non lavorava - ha detto il ragazzo - voleva sempre il vino in tavola». E quando non c'era iniziava una pesante discussione, culminata anche con minacce con il coltello, ha ricordato il figlio. Non voleva nemmeno - ha ripercorso la storia il teste - che la madre andasse dalla nonna malata per accudirla.

Pur di non lasciar sola la donna, il ragazzo ha spiegato di aver interrotto gli studi, così con la sorella si alternava a casa. Ha detto, inoltre di aver visto i segni delle violenze sul volto della mamma.
A quel punto il presidente del collegio ha chiesto: «perché siete andati avanti?». Il ragazzo ha risposto: «Lei è troppo buona, gli voleva bene». Secondo il ragazzo lui avrebbe detto: «se provi a lasciarmi te la faccio pagare». Poi ha aggiunto: «Abbiamo cominciato ad avere paura dal 2010 quando è rimasto senza lavoro». Ha detto anche di aver provato invano a convincere la madre a farsi refertare. Sulle violenze sessuali ha detto ai giudici che la donna «si sentiva costretta. Aveva paura che lui sarebbe diventato violento».

Ha riferito che dopo la separazione, l'uomo è rimasto vicino casa loro. E la donna gli portava da mangiare sostenendo «mica lo posso lasciare senza mangiare». Da qui, secondo il teste, le pretese dell'uomo. Come quando a tavola chiedeva vino e pesce. Ha detto che quando i soldi non bastavano la madre non mangiava, per cui lui e la sorella lasciavano qualcosa sul piatto per lei. Solo dopo sono andati a vivere in affitto altrove. Il pm Barbara Trotta ha descritto una «vita di ingiurie e minacce da parte di un marito ubriaco e per una gelosia ossessiva». Per il pm «la signora sembra che sminuisca un po' i fatti. Può sembrare non probante. Ma il perito ha sostenuto che l'abitudine alle violenze può creare un distacco dai fatti». Sulle violenze sessuali ha parlato di minacce di morte in caso di rifiuto. Per il pm i riscontri ci sono dai racconti dei figli. Da qui la richiesta di condanna a 8 anni di reclusione.

Richiesta alla quale si è associata la parte civile, l'avvocato Sonia Sirizzotti, per conto della vittima.
Al contrario al difesa ha sostenuto che si tratta di un «caso esageratamente costruito che scaturisce da una crisi coniugale». Per la difesa non sono provati né i maltrattamenti né le violenze. Ha evidenziato che il matrimonio è durato 25 anni senza querele. E solo dopo la denuncia del 2017 si è scoperchiato «il vaso di Pandora». Per la difesa l'imputato «non è uno stupratore, ma ha solo colpa di desiderare ancora la moglie». Sull'aggressione al figlio, ha detto che non si tratta di un comportamento abituale, ma di una legittima difesa.