Nuove acque di color ruggine a Sant'Elia, in un'area fino a poche ore fa non presa in considerazione quando si parlava di colorazioni anomale e di possibili sversamenti. Un'altra zona, a ridosso della diga Ser, che rappresenterebbe il terzo punto "a rischio" dopo quello di Cassino e l'altro di Sant'Elia, oggetto anche di un'ordinanza sindacale di divieto di pascolo e di coltivazione.

A vederli dall'alto, in linea d'aria, non sembrano tanto distanti. E purtroppo a neppure molta distanza da Nocione, ormai noto per aver fatto accendere i riflettori nazionali sullo stato di salute del Cassinate. Una scoperta fatta per caso, dopo i sopralluoghi degli ambientalisti di cui ha parlato nei giorni scorsi anche la Rai che hanno puntato il dito sullo smaltimento a pochi passi dal fiume di materiale simile a polvere di marmo.

Situazione denunciata a gran voce dal dottor Spallino di Italia Nostra e dagli esponenti di Fare Verde e dell'Anpana. Proprio dalle immagini catturate dalle telecamere Rai, un dettaglio di non poco conto: così il presidente dell'Ansmi, notando quel dettaglio, si è recato nuovamente sul posto e poco più a monte ha potuto constare la presenza anche in quel punto di acque rosse.

Così il presidente Edoardo Grossi ha preso carta e penna e ha scritto a nome dell'Ansmi al sindaco di Sant'Elia per chiedere l'emissione di una ordinanza urgente a tutela della salute pubblica, in considerazione della presenza a pochi metri di animali al pascolo.
Prima, ovviamente, saranno necessarie le campionature e le relative analisi per comprendere quale sia la natura di quelle acque color rossastro «con la presenza di una patina oleosa apparse in tutta l'area interessata dai lavori».

Nella richiesta viene poi ricordato come il terreno sia stato già oggetto di sequestro nel 2016 per il rinvenimento di bidoni di vernice poi eliminati e di come sia importante capire la natura della colorazione anomala proprio per la presenza di greggi al pascolo, a pochi metri. Nel frattempo, l'Ansmi chiede pure che venga interdetta al pascolo l'area e che vengano sospese anche le coltivazioni e il movimento terra.
Così, avuto il responso dell'Arpa, sarà possibile decidere cosa fare con maggiore consapevolezza e serenità.