Tra le parole più ricorrenti in economia nel 2020 si segnalano soprattutto "crisi d'impresa", "piano di risanamento", "ristrutturazione aziendale" ovvero "turn-around". Quello appena trascorso, sembra ovvio sottolinearlo, è stato un anno complesso per le Pmi italiane.

Un settore che, secondo il Cerved, ha registrato un aumento dei fallimenti pari al 10% rispetto ai mesi pre-Covid e c'è la previsione di un loro raddoppio per quest'anno, nonostante gli aiuti statali e le speranze riposte nel "Recovery Plan". Ma come si presenta la situazione in questo inizio di 2021? Quante imprese non ce la faranno quando le moratorie e le proroghe finiranno? In questo scenario incerto, la società "Studio Temporary Manager", specializzata nei servizi di temporary management per le aziende in difficoltà, ha elaborato una analisi sui bilanci depositati presso le Camere di Commercio da circa 72mila imprese italiane, con un fatturato compreso tra i 5 e i 50 milioni di euro. Ne è venuta fuori una radiografia dello stato di crisi delle aziende, divise in categorie con rating positivo e critico. Sul totale del campione preso in esame, il 36% presenta oggi un rating a rischio. Trasferendo l'analisi a livello regionale, tutti i territori mostrano segnali di sofferenza ma con valori variabili.

Lo stato delle Pmi nelle regioni
Le imprese con un rating a rischio superano il 40% in otto regioni: si trovano in Sicilia (43%), Abruzzo (42%), Lazio (42%), Molise (42%), Puglia (42%), Calabria (41%), Basilicata (41%) e Sardegna (41%). Seguono le imprese di Umbria (39%), Emilia Romagna (37%), Liguria (37%), Toscana (36%), Piemonte (35%), Lombardia (35%), Friuli-Venezia Giulia (34%), Valle d'Aosta (34%), Campania (33%), Marche (34%), Trentino-Alto Adige (31%) e Veneto (31%).
«Dalla nostra analisi emerge che già nei bilanci ad oggi depositati sono presenti evidenti segnali di criticità - spiega Alberto Cerini, responsabile "Corporate Turnaround and Restructuring" di Studio Temporary Manager - Molto probabilmente, l'impatto del Covid e la chiusura a intermittenza di molte attività potranno accelerare la crisi delle imprese già fragili, a cui se ne aggiungeranno altre.

Tutto questo comprometterà in modo significativo la capacità delle stesse di far fronte ai propri impegni finanziari. Di conseguenza, anche il rapporto con le banche è divenuto più complesso richiedendo, ora più che mai, un'assistenza qualificata per accedere alle opportunità finanziarie messe a disposizione dai recenti provvedimenti legislativi. Portare a termine un piano di risanamento aziendale di successo può offrire una seconda possibilità a un'impresa in crisi, e per farlo va creato un clima di fiducia presso i principali stakeholders: ovvero clienti, fornitori, banche e fisco. Infatti, anche con l'appoggio di questi ultimi si può favorire un efficace rilancio aziendale».

Dunque, per Alberto Cerini una soluzione alla portata degli imprenditori in difficoltà esiste: «La discontinuità con il passato affidata a manager credibili al fianco dell'imprenditore è la chiave di un risanamento efficace. Inoltre, è importante riconoscere la crisi in corso e gli errori fatti in precedenza, perché questa consapevolezza permette di non ripeterli in futuro. Ma bisogna avere anche il coraggio e la forza di avviare i cambiamenti, di rinnovare tramite le agevolazioni fiscali in corso e attuare velocemente azioni spesso difficili, se necessario con gli strumenti legislativi disponibili, che consentano però alla propria impresa di tornare a prosperare».