Società vuote che servivano solo a rappresentare una realtà inesistente. Buone per fare acquisti e non pagare i produttori per quasi 2 milioni di euro, tra i quali marchi come Coca Cola, Peroni, Parmareggio. È questa l'ipotesi d'accusa che la procura di Frosinone contesta a 24 persone (di tutta Italia tra cui gente di Alatri, Anagni, Cassino, Esperia e Pontecorvo) per le quali si è aperta l'udienza preliminare.

Si tratta dell'inchiesta, condotta dalla Guardia di finanza, denominata il "Cavaliere nero" che nel2018 aveva portato anche all'emissione di alcune misure cautelari. Davanti al gup di Frosinone Antonello Bracaglia Morate il procedimento è stato incardinato con il preannuncio di diversi riti alternativi. Da qui il rinvio a fine marzo per la valutazione anche delle questioni preliminari.

Il reato di associazione a delinquere è contestato ad Arturo Salvatore Di Caprio (ritenuto «promotore, capo e organizzatore del sodalizio, dominus occulto delle società ad esso riconducibili»), 53 anni, di Valle di Maddaloni, ma residente a Cassino, Luca Pagano (socio e formale rappresentante di società), 47 di Salerno, Giuseppe Valeri (per l'accusa intratteneva i rapporti con le imprese produttrici), 49 della provincia di Terni, Maurizio Greco (considerato il «braccio destro di Di Caprio»), 66 di Carrara, e Dario Salate Santone (per l'accusa autista utilizzato al trasporto delle merci ottenute per mezzo delle truffe), 64 di Anagni «per avere costituito, organizzato o comunque partecipato a un'associazione criminale con base operativa in Ceccano via Anime Sante (sede legale della 3C srl già Il Cavaliere srl) e ramificazioni su tutto il territorio nazionale, preordinata alla commissione di una serie indeterminata di delitti: truffe ai danni di produttori o commercianti di beni (prevalentemente, ma non esclusivamente) alimentari reati di natura fiscale, delitti contro la fede pubblica, finalizzati alla commissione dei reati di truffa e fiscali e integranti un'ipotesi di truffa ai danni dello Stato, trasferimenti fraudolenti di valori».

Nel mirino delle Fiamme gialle società «attive nel sistema delle truffe e dei reati di natura fiscale», con sede oltre che a Ceccano, a Roma, Isernia, Cassino, Ciampino, Formia, Vignola (Mo), Castel San Giovanni (Pc), Genova e Borgomanero (No). Due di queste sono fallite. In base alle accuse, attraverso società cartiere, intestate a presta nome, sarebbero state realizzate delle truffe a commercianti e produttori.

In più, «la massimizzazione dei profitti illeciti», sostiene l'accusa, era ottenuta con l'emissione di false fatture per operazioni inesistenti e l'omessa presentazione delle dichiarazioni Iva. Ipotizzato poi il reato di truffa, consistito nel «rappresentare falsamente una solida situazione patrimoniale» anche con la pubblicazione dei bilanci in modo da ingannare le società di rating utilizzate dalle compagnie assicuratrici, su mandato dei truffati. In pratica la strategia sarebbe consistita nel pagare le prime forniture, e «nell'effettuare così poi un successivo ordinativo di cospicua quantità di merce, omettendo dolosamente di provvedere al relativo pagamento».

Stando alla ricostruzione delle Fiamme gialle, si riusciva a ottenere un profitto, pari al valore della merce, parzialmente rimborsato dalle assicurazioni, in un caso per 264.263,94 euro, tra cui: gasolio per 14.383 euro, carni per 207.358 euro, più generi alimentari e altra merce. Tra le società danneggiate la Gaffoil, la Reggina carni, la Parmacotto nonché le compagnie assicuratrici che hanno rimborsato il danno. Contestate altre truffe per 745.586 euro in danno della Peroni per 481.514 euro, per prodotti oleari con danno di89.746 euro alla Olio Dante, per alimentari per 58.331 in danno della Fegher, per formaggi e latticini con danno di 29.631 euro alla Parmareggio, più altre operazioni per gasolio, carta, materiale plastico, vini e servizi. Altre truffe per 224.830 euro di cui 82.773 euro in gasolio.

Altra truffa da 347.387 euro su materiale plastico, alimentari (alla Ferrero) e prodotti petroliferi. Poi altre truffe per 67.356 euro in alimentari e 327.173 euro in prodotti caseari, oleari e cucine industriali, e di 44.387 euro alla Coca Cola. Contestati poi diversi reati tributari.
Nel collegio difensivo gli avvocati Pierpaolo Dell'Anno, Luca Stevanato, Giorgio Igliozzi, Giuseppe Folalro, Antonio Ordini, Giorgio Picchi e Sergio Messore.