I cancelli dello stabilimento Fca, rimasti chiusi ieri per cig, non riapriranno neanche lunedì. Il rientro degli operai è previsto per martedì 2 febbraio. Stellantis ha infatti comunicato ulteriore "cassa covid" per lunedì 1° febbraio. La fermata, come già avvenuto ieri, primo giorno di cassa integrazione del 2021, riguarderà tutto lo stabilimento, adesclusione delreparto sottogruppi e del reparto plastica. Mentre il centro presse lavorerà in forma ridotta. Intanto a intervenire sullo stabilimento è anche il segretario regionale Pci del Lazio Oreste Della Posta.

«Il nuovo ceo ha assicurato che i siti produttivi non verranno chiusi. Stellantis deve affrontare la transizione all'elettrico con un notevole sforzo economico in termini di innovazione e ricerca. Anche perché la concorrenza è un passo avanti rispetto all'elettrico. Da considerare, poi, che il governo francese è azionista diretto di Stellantis con il 6,2% delle quote ed esprime un componente all'interno del Cda. La proposta del Pci in merito è molto chiara: il governo italiano entri come azionista nel gruppo con la stessa quota del governo francese (6,2%).

Negli stabilimenti italiani lavorano, oggi, circa 55.000 lavoratori e 14 marchi sono uniti in una sola società.
Sarebbe un fatto molto grave se il governo italiano non entrasse nell'azionariato di Stellantis. I siti del gruppo italiano hanno ripreso a marciare anche nel polo torinese con la 500 elettrica, ma solo Cassino mostra una grave difficoltà, infatti viaggia al 10% della sua capacità produttiva. L'unica speranza è affidata al Grecale", che inizierà la produzione entro la fine del 2021. Tavares punta sui nuovi modelli elettrici, ben 39, anche se per i modelli Fca si è registrato un crollo del 26%. Rilanciare alcuni marchi come Alfa Romeo e Maserati è assolutamente prioritario. Ma se analizziamo lo scenario la possibilità della chiusura di alcuni siti è sempre reale. Anche se c'è l'impegno a non chiudere i siti occorre tenere alta la guardia: tutto il territorio del Cassinate si stringa in difesa del sito e le forze politiche presenti in Parlamento facciano sentire la propria voce».