Se c'è un argomento che negli ultimi anni ha tenuto alta l'attenzione sui rapporti tra il Parco nazionale d'Abruzzo e la Valle di Comino è la "nebbia" che avvolgeva i suoi confini nel versante laziale. Tra il 2005 e il 2006 furono diverse le polemiche che infiammarono i rapporti tra il Parco nazionale e le amministrazioni comunali con il territorio ricadente o confinante col Parco stesso, e gli spunti per dar fuoco alle polveri non mancarono.

All'inizio fu la caccia che si diceva venisse esercitata anche all'interno dei confini del Parco, poi alla ribalta balzò l'area contigua (citata in una legge del 1991) che ampliava i confini partendo dal punto fermo della superficie occupata dal parco in territorio laziale pari a 12.872 ettari (come riporta il decreto "preparco" della Regione Lazio del settembre 2019). Superficie i cui confini, però, sono solo sulle mappe e non sul terreno, cosa che, invece, sarebbe buona cosa segnalare visto che gli attriti degli ultimi vent'anni, ruotano proprio attorno a questo punto.

A cavallo tra il 2005 e il 2006 Giancarlo Ferrera, l'allora sindaco di Picinisco (il comune laziale con la superficie più estesa all'interno del Parco), dopo una polemica che seguì alla denuncia di un cacciatore per presunto sconfinamento, chiese che il Parco procedesse una volta per tutte a sistemare tabelle lungo il suo confine (compresa l'area preparco) e sulle numerose vie battute da cacciatori ed escursionisti, così da segnarne con chiarezza il limite; tabelle presenti fino agli anni Ottanta, poi, per oscuri motivi, di colpo sparite. Ferrera non fu mai accontentato.

Nello stesso periodo, ecco nascere e crescere l'attenzione verso la istituenda area contigua che in un protocollo d'intesa (dicembre 2005) tra la Provincia di Frosinone e il Parco, fu deciso avesse l'estensione di duemila ettari (fu chiamata "riservino"), mentre fino ad allora non superava i mille ettari: «Non vorrei che celare mappe e confini sia un modo per tenere aperte le porte a future revisioni dei limiti», commenta un residente della piana di Picinisco alle prese col rompicapo se i suoi terreni rientrano o meno nell'area contigua. Visti i precedenti, il dubbio è fondato.