Perde nove dita sotto una pressa di una ditta dell'indotto dell'ex Fiat (ora Stellantis): la vicenda giudiziaria si chiude dopo oltre 20 anni dai fatti. Il terribile incidente si verificò tra il 1999 e il 2000 in una delle piccole ma importanti aziende che fornivano la Fiat dei pezzi indispensabili ad assemblare le importanti produzioni fornite dallo stabilimento di Piedimonte San Germano. Un operaio di Cassino, durante un turno di notte, restò vittima di un terribile incidente sul lavoro: le conseguenze furono devastanti. Nonostante la celerità dei soccorsi, non fu possibile per l'uomo salvare le dita: l'operaio ne perse addirittura nove. L'Inail stimò un vitalizio pari a oltre 600.000 euro – ora, riattualizzati, a ben 800.000 – mentre si aprì un doppio contenzioso a carico dell'amministratore della piccola azienda e del responsabile della sicurezza, subentrato al precedente solo due giorni prima del violento incidente.

Da un punto di vista penale, il Tribunale di Cassino condannò in primo grado a una pena esigua (pena sospesa) entrambe le figure chiave dell'azienda iscritte nel registro degli indagati per poter consentire agli inquirenti ogni accertamento. Ed entrambi presentarono ricorso mentre si stava per profilare il fallimento dell'azienda stessa. E mentre si instaurava il contenzioso civile, l'Inail chiamò in causa sia amministratore che il responsabile della sicurezza per rifarsi dell'ingente vitalizio. A fallimento completato, di fatto restò in piedi solo la posizione del responsabile della sicurezza che, per quanto riguarda il profilo penale, venne assolto con formula piena: la difesa, rappresentata dall'avvocato Christian Cifalitti, è riuscita a dimostrare l'assoluta estraneità del suo cliente ai fatti contestati.

Tra le altre cose, il responsabile era in ferie quando avvenne l'infortunio né avrebbe potuto – visto le prove prodotte – evitare il tragico epilogo. Da un punto di vista civilistico, invece, la causa è andata avanti, con il procedimento in Cassazione durato oltre sei anni: un lungo stillicidio. Nei giorni scorsi la suprema Corte ha accolto le istanze dell'avvocato Cifalitti, non solo disponendo l'a ssoluzione nei confronti dell'ex responsabile M.M. (ora in pensione) ma anche il riconoscimento da parte dell'Inail delle spese di giudizio per tutti e tre i gradi. L'operaio continuerà a ricevere il riconoscimento economico così come stabilito, ma dall'Inail.