È stata una settimana intensa. L'attesa era tanta per il doppio appuntamento davanti alla Corte d'assise d'appello al processo per l'omicidio di Emanuele Morganti. La due giorni dedicata alle conclusioni delle parti è stata vibrante, con accuse dirette e appassionate difese. Come prevedibile il procuratore generale, sulla falsariga del ricorso presentato dalla procura di Frosinone, ha chiesto la condanna per omicidio volontario per i quattro imputati, Mario Castagnacci, Michel Fortuna, Paolo Palmisani, condannati in primo grado a 16 anni, e Franco Castagnacci, l'unico assolto in primo grado.

Conclusioni che hanno trovato sponda nella parte civile, l'avvocato Enrico Pavia per la famiglia Morganti. E anzi, la parte civile ha giocato un'ultima carta per toccare un tasto delicato, quello dell'emozione e del pentimento. Ha fatto un appello agli imputati perché parlassero e raccontassero con la loro viva voce quanto accaduto quella notte tra il 24 e il 25 marzo del 2017, costata la vita al ventenne Emanuele Morganti, vittima di un brutale pestaggio senza senso e senza un apparente motivo. Appello caduto nel vuoto.

I difensori degli imputati (il collegio è composto dagli avvocati Tony Ceccarelli e Marilena Colagiacomo che hanno parlato il primo giorno, Massimiliano Carbone, Angelo Bucci e Christian Alviani che hanno concluso giovedì, mentre il 4 febbraio concluderà Bruno Giosuè Naso) hanno negato o comunque di molto sminuito la partecipazione ai fatti. La difesa Palmisnai tiene a precisare di essersi limitata a negare la presenza di Paolo al chostro, nella concitata fase finale, senza chiamare in causa altri. Ora c'è attesa per quel che dirà l'avvocato Naso.