L'Asl di Frosinone ha agito nelle migliori intenzioni, ma la famiglia ha visto riaprirsi il dolore del lutto: insomma, la storia che giunge da San Giorgio a Liri ha tutti i contorni del "chi non fa non sbaglia".

A raccontarla è Gianluigi Re, figlio della protagonista della vicenda che purtroppo è mancata tre mesi fa. «Mia madre, Pietrina Iannelli, ottantottenne, residente a casa mia, nell'ultimo anno ha visto un peggioramento delle sue già cagionevoli condizioni di salute. E per questo motivo, visto che lei era allettata e in presenza di cateteri, piaghe alle gambe da linfoedema, scompenso cardiaco, difficoltà respiratorie, un carcinoma ileocecale, in accordo con il suo medico di base ho fatto richiesta di assistenza sanitaria domiciliare all'ufficio preposto del distretto di suo competenza (ex Inam, via De Bosis)".

Questo - ha raccontato li figlio - accadeva il 2 ottobre del 2020. Giovedì ha ricevuto una telefonata in cui gli si proponeva un appuntamento per la visita medica di verifica dei requisiti per la futura sua attivazione. «Peccato che mamma è deceduta il 25 ottobre.
Sia lei che noi avremmo sicuramente giovato dell'assistenza richiesta a cui abbiamo dovuto provvedere noi parenti, dove capaci, e un'infermiera privata», il rammarico del figlio. Che non si spiega come l'Asl «non comprenda che chi arriva a richiedere un'assistenza infermieristica domiciliare ha un'urgenza da affrontare non differibile. Posso capire che ci siano dei tempi di attesa ma avrei preferito non ricevere la telefonata che ha avuto il sapore di una beffa».

«Siamo mortificati e dispiaciuti per aver provocato tanto dolore alla famiglia - le parole dei dirigenti Asl - ma lo spirito in cui abbiamo agito era positivo. Grazie alle nuove risorse - quattro milioni di euro - disposte dalla Regione Lazio a fine anno, abbiamo a disposizione nuove risorse, personale e mezzi, che stanno operando senza indugio per rispondere a tutte le esigenze della popolazione dell'Asl non solo del distretto di Cassino ma di tutta la provincia di Frosinone. In virtù delle nuove risorse e del processo di accreditamento che coinvolge sette ditte nel Lazio, finalmente, stiamo sanando, anche in tempi brevi, le situazioni sanitarie domiciliari, compresi i casi Covid».

A San Giorgio a Liri, dunque, il "corto circuito" è sorto perché la famiglia, colpita dal grande dolore, non aveva comunicato il decesso della congiunta, mentre l'Asl, telefonando, pensava di dare seguito, dopo un po' di tempo, a una richiesta ancora valida.