Cresce nei comuni della Valle di Comino il timore che, perdurando la mancanza degli alunni, le scuole ora esistenti, debbano chiudere secondo quanto dispongono le norme in materia.

Il primo comune a sollevare la questione è Alvito: proprio l'anno scorso, in preparazione dell'avvio dell'anno scolastico 2020-2021, ci si è accorti che la popolazione scolastica era scesa sotto la soglia minima, con l'amara conseguenza che alla scuola media statale "Mario Equicola" non si è formata la prima classe (sul caso fu dura la reazione dell'opposizione in consiglio di "Alvito Bello").

Memore di ciò, ora il sindaco Duilio Martini ritiene opportuno (se non necessario) considerare una modifica alla norma relativa alla rete scolastica regionale, laddove parla del numero minimo di alunni per la costituzione delle classi. Per questo Martini chiama a raccolta gli altri sindaci della Valle di Comino, chiedendo loro di appoggiare l'iniziativa con atti amministrativi così da sostenere in concreto la richiesta e portarla sul tavolo della Regione Lazio.

Il primo a rispondere è stato il Comune di Atina che ne ha discusso nell'ultima assise durante la quale, in merito al tema, sono emersi diversi punti di vista tra le varie componenti del consiglio comunale. Infatti, ben presto la discussione sul punto specifico è scivolata sulla situazione della scuola ad Atina, con esponenti dell'opposizione a sostenere il progetto campus in corso di realizzazione (riunire le scuole dall'asilo alle medie in un unico complesso), mentre la scuola superiore, l'istituto agrario, resta nell'attuale sede di Alvito, come ha sottolineato nel suo intervento l'ex sindaco di Atina Fausto Lancia, oggi all'opposizione, che ha fatto un breve excursus sulle scuole nella Valle oggi chiuse.

L'occasione è servita al consigliere indipendente Quirino Di Paolo per richiamare l'attenzione sull'edificio abbandonato dell'ex scuola elementare di Atina superiore. Argomento che, però, esulava da quello in corso di discussione che il presidente del consiglio comunale provvedeva a interrompere aprendo, invece, la votazione sul punto che è stato approvato a maggioranza con nove voti favorevoli.