Non ne possono più di chiusure, mezze aperture e nuovi stop e così una parte degli esercenti esprime pubblicamente contrarietà alle normative del Governo.
Anche nella città termale c'è chi oggi aderirà alla protesta nazionale con la quale da tutta Italia molti ristoratori hanno già annunciato, che, stanchi delle norme previste nel Dpcm, apriranno le porte dei loro locali, a pranzo come a cena. Tra questi ci saranno i fratelli Frasca della pizzeria "La Grotta", locale tipico che si trova nel cuore del vecchio borgo.

Il perché della scelta
«Siamo esausti - spiegano i fratelli Katy e Francesco Frasca - quella che stiamo vivendo è una storia incredibile fatta di incertezze e di paura, l'unica cosa che sappiamo di certo è che di promesse da parte del Governo ne sono state fatte tante, ma alla fine a pagare siamo sempre noi».

La prima accusa. «Abbiamo fin ora rispettato tutti i Dpcm - chiariscono - nel nostro locale si usano in maniera scrupolosa le mascherine, il gel igienizzante, il distanziamento tra i tavoli, i locali vengono spesso igienizzati. Ma - continuano con amarezza - il tutto sembrerebbe essere vano considerando che la pandemia continua a mietere vittime e, noi continuiamo a restare chiusi».

«Continuare a restare chiusi per noi significherebbe riconsegnare le chiavi del locale al proprietario dopo ben 40 anni di apertura». «Dal Governo - vanno all'attacco - siamo rimasti amareggiati, non stanno facendo niente per salvare le attività degli esercenti, la cassa integrazione ancora non arriva, per cui i nostri dipendenti ancora non vedono recapitarsi le somme che gli spettano, il decreto ristori ci ha dato a novembre una cifra che non è servita nemmeno a pagarci l'affitto del locale. Altrettanto quello che è arrivato nel mese corrente. Ma le tasse, imposte e i contributi continuano ad arrivare e da noi i governanti pretendono ogni sorta di cosa, senza rendersi conto che senza lavoro è impossibile rimanere in regola con il fisco e i vari sportelli delle agenzie».

«Secondo noi, un grande aiuto potrebbe essere quello di vederci dimezzati tutti i pagamenti da effettuare, un bel 50% giusto per iniziare. Noi siamo chiusi per niente, per cui appoggiamo in pieno la protesta per far sentire la voce della nostra categoria, già fortemente penalizzata dalla pressione fiscale ed ora affossata dalla problematica Covid».