La condanna emessa nei suoi confronti nel giudizio di primo grado non è stata confermata in appello perché il reato di cui era accusato è prescritto. Ora, però, gli eredi della vittima potranno chiedere un adeguato risarcimento. La vicenda risale al 2009: protagonisti un'anziana signora di Castelliri e l'allora parroco del paese don Arcangelo D'Anastasio. Secondo l'accusa che ha condotto il religioso davanti al tribunale di Cassino nel febbraio 2013, questi avrebbe approfittato delle condizioni psico-fisiche particolarmente fragili della donna per ottenere da lei dei soldi, donati dalla signora in più occasioni e per importi consistenti.

L'anziana, infatti, era affetta da "una condizione di deficienza delle facoltà di discernimento e di determinazione volitiva tale da renderla suggestionabile". Per questo, secondo la sentenza di primo grado, il prete avrebbe avuto buon gioco a farsi consegnare i soldi. Nel dicembre del 2015 il tribunale di Cassino lo aveva condannato a un anno e quattro mesi di reclusione ritenendolo responsabile del reato di circonvenzione d'incapace.

Il giudice monocratico di Cassino aveva disposto inoltre che il parroco avrebbe dovuto versare una provvisionale di 120.000 euro alla parte lesa, oltre a condannarlo al pagamento delle spese processuali. Dopo circa un mese dalla denuncia, la dona morì. Fu suo fratello a costituirsi parte civile.
Qualche anno fa, anche quest'ultimo è morto e dunque saranno ora gli eredi a poter chiedere il risarcimento del denaro che, stando alla ricostruzione emersa nel processo di primo grado, era stato versato dalla donna in più occasioni, su richiesta del parroco, per un totale di svariate decine di migliaia di euro.