Il Covid sta rappresentando un'incredibile spinta per la trasformazione digitale delle città. Se da una parte il virus è stato terribilmente sconvolgente con il suo carico di morti e di contagiati e il suo devastante impatto sulla gran parte dei settori economici, dall'altra ha spinto le pubbliche amministrazioni, ma anche i cittadini ad avvalersi sempre di più dei servizi digitali. Con la gente costretta a casa per il lockdown, gli uffici pubblici vietati al pubblico passare ai servizi digitali è stata una scelta quasi obbligata.

La trasformazione digitale delle città quest'anno, dunque, assume un significato particolare. Il Forum Pa ne ha tenuto conto nello stilare l'annuale classifica "ICity Rank", basandola su quegli indicatori del 2020 che possono dare un'idea di come le città si siano adeguate all'emergenza in atto.
In questa lista Frosinone si pone a metà del guado: cinquantaquattresima con 478 punti, tra Pescara (484) e Matera (476). È la seconda del Lazio dopo Roma, quarta con 847 punti, visto che Latina è sessantaquattresima (430), Viterbo un gradino più giù (422) e Rieti novantacinquesima (312). La graduatoria è così aperta da Firenze (872) davanti a Bologna (866). Poi Milano, Roma, Modena, Bergamo, Torino, Trento, Cagliari e Venezia. Se, rispetto ad altre classifiche un po' di Centro-sud si piazza nelle posizioni di vertice (Cagliari, Palermo, Lecce, Bari tra le prime venti), in coda c'è tutto il meridione con Agrigento, ultima e 107° con 168 punti, dietro pure a Chieti (222) ed Enna (223).

La peggiore del Nord è Savona, novantatreesima, poi Varese, ottantaduesima. Nella classifica della trasformazione digitale, Frosinone finisce nel gruppo in cui il livello di digitalizzazione è intermedio.
«Le città sono primariamente i luoghi dell'incontro e dello scambio - si legge nel dossier - nascono per far stare le persone vicine. La pandemia da Covid-19 e le conseguenti misure di limitazione della mobilità e delle relazioni sociali, le hanno perciò colpite in modo particolarmente intenso, stravolgendone le ordinarie modalità di funzionamento (o non funzionamento) e provocando una drammatica crisi delle attività economiche urbane basate proprio sulla mobilità e le relazioni (commercio, attività turistiche, culturali, d'intrattenimento e relazionali sono solo gli esempi più eclatanti)».

Ecco che Fpa ha ritenuto «inopportuno, quest'anno, procedere alla elaborazione e pubblicazione dell'usuale indice ICity Rank che, come tutti gli indici del genere, è in larga misura basato su dati risalenti all'anno precedente e quindi non aggiornati rispetto allo shock subito quest'anno. Tuttavia la pandemia ha anche messo in luce aspetti della vita e dell'organizzazione urbana poco considerati, da una parte la possibilità di svolgere on line diverse attività (dallo smart working alla didattica a distanza, dal commercio on line all'accesso remoto ai servizi), dall'altra il funzionamento di strumenti di monitoraggio digitale dei servizi e delle attività urbane».

Fpa è stata in grado di «aggiornare con dati 2020 otto degli indicatori che compongono l'indice di trasformazione digitale e quindi di calcolare il relativo ranking delle 107 città capoluogo italiane oggetto delle rilevazioni in modo da tener conto delle trasformazioni avvenute quest'anno». Si è osservata, così, «l'accelerazione dei processi di trasformazione digitale che ha coinvolto, seppure in proporzioni diverse, tutti gli otto ambiti osservati: accessibilità on line dei servizi pubblici, disponibilità di app di pubblica utilità, adozione delle piattaforme digitali abilitanti, utilizzo dei social media, rilascio degli open data, trasparenza, attivazione reti wi fi pubbliche, implementazione tecnologie di rete intelligenti».