Nel Lazio il 18% dei casi confermati da inizio epidemia sono stati registrati nell'Asl Roma 1 che comprende i quartieri del centro della Capitale; sono poco più dell'8% in provincia di Frosinone. È quanto emerge dal report dell'Unità di crisi Covid-19 della Regione Lazio suidati delSeresmi. Il resto dei casi sono stati registrati: «Il 20,9% nella Asl Roma 2, l'11% nella Asl Roma 3, il 4,8% nella Asl Roma 4, il 9,3% nella Asl Roma 5, il 10,6% nella Asl Roma 6, l'8,8% nella Asl di Latina, il 3% nella Asl di Rieti e il 5,4% nella Asl di Viterbo». Nel Lazio, si rileva, che «il 76,3% dei positivi è stato individuato da attività di screening e di contact tracing».
L'analisi dei positivi evidenzia che «l'età mediana è di 46 anni, equamente ripartiti tra maschi (51,4%) e femmine (48,6%)». Nella regione, «il 96,2% dei casi attualmente positivi è in isolamento domiciliare, il 3,6% è in ricovero ospedaliero e lo 0,2% è ricoverato in terapia intensiva. Si registra il 39,6% di guariti e l'1,8% di decessi», aggiunge il report.

Dando uno sguardo alla provincia di Frosinone, si nota come le situazioni più critiche siano nel Cassinate, nel Sorano e in alcune zone del nord della provincia; 42 comuni su 91 sono viola, il colore che indica un'incidenza importante del virus. A Cassino, secondo i dati Seresmi aggiornati al 3 gennaio scorso,spetta il primato in termini numerici assoluti dei contagi con 1.346 persone censite come positive dall'inizio dell'emergenza sanitaria. A seguire il capoluogo con 1.237 persone, Sora con 1.094, Alatri con 885, Verolicon 648 e Ceccano con 482. Al di là dei numeri dei contagi in termini assoluti, più interessante è la percentuale di diffusione del virus rispetto alla popolazione residente. In una speciale classifica, la prima posizione è di Vicalvi con il 7,23% della popolazione residente risultata positiva dall'inizio dell'esplosione della pandemia; in seconda posizione c'è San Biagio Saracinisco con il 6,34%, poi Strangolagalli 5,86%, Guarcino 5,13%, Trivigliano 4,94%, Picinisco 4,71%, Castrocielo 4,52%, Amaseno 4,38%, Sora 4,24% e Broccostella 4,18%.
Tra i grandi centri Cassino registra il 3,7%, Veroli il 3,17%, Alatri il 3,11%, Frosinone il 2,71% e Ferentino il 2,16%.

La giornata
Ieri per la provincia di Frosinone è stata una giornata di relativa tregua. A referto non sono stati inseriti decessi, i nuovi positivi sono stati 126, che hanno portato il computo totale a 16.020, e i nuovi negativizzati sono stati 167. Tra i comuni, a Cassino sono stati registrati 23 nuovi positivi, a Ferentino 12, a Monte San Giovanni Campano 11, a Sora 9, a Frosinone 7, a Pontecorvo 6, a Isola del Liri 5 e a Patrica, Arpino e a Piedimonte San Germano 4. In questa settimana sono stati contati più di ottocento casi (839) per una media di 119,85. Un valore in discesa rispetto alla media di 165 della settimana prima, anche se risulta più elevato rispetto all'ultimo periodo del 2020 che ha prodotto medie di 97,43 (21-27 dicembre), 106,3 (le due settimane precedenti), 99,57 (30 nvembre-6dicembre) finoalla punta delle ultime settimane di 134,42 tra il 23 e il 29 novembre.
A gennaio si è arrivati a quota 1.339 per una media quotidiana di 133,9, superiore ai 111,87 di dicembre, ai 113,81 di ottobre, ma inferiore ai 219,6 di novembre, al momento i mesi peggiori dall'inizio della pandemia.
Numeri lontani da quelli della prima ondata che aveva visto marzo chiudere a una media di 13,8 e aprile a 7,76, mentre da maggio a luglio non si è superato l'1 di media.

Il futuro
Il Governo, intanto, è al lavoro per un nuovo giro di vite.
Obiettivo: provare a fermare i contagi da Covid-19. Da oggi, archiviato l'ultimo giorno di zona arancione per tutta l'Italia, si torna alla distinzione tra regioni di colori diversi. In zona arancione rimangono cinque regioni: Calabria, Emilia Romagna, Lombardia, Sicilia e Veneto non cambieranno colore e rimarranno vincolate allo stesso regime. Ma, a quanto si apprende, con un nuovo Dpcm dal 16 gennaio potrebbero essere modificati i criteri in base ai quali le regioni verranno collocate nelle varie fasce colorate. Una delle misure al vaglio dell'esecutivo riguarderebbe la possibilità di far scattare in automatico la zona rossa nel caso in cui l'incidenza settimanale dei casi fosse superiore a 250 ogni 100.000 abitanti. Nella giornata di oggi si dovrebbe entrare nel vivo del confronto tra governo e regioni sul nuovo Dpcm. Il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, ha convocato una riunione con Regioni, Anci e Upi sul provvedimento per le 10.30. Nel corso del vertice potrebbe esserci anche un confronto sulla proposta dell'Iss, condivisa con il Cts, di introdurre il nuovo parametro per far scatta re la zona rossa.
Si va inoltre verso una proroga dello stato di emergenza (che scade il 31 gennaio). Nel Dpcm ci saranno probabilmente anche provvedimenti per la scuola, una prioritàper il governo, come sottolineato dal ministro Boccia: «prima si mettono in sicurezza sanitaria le comunità, prima si fanno tornare a scuola in presenza tutti gli studenti delle scuole superiori e poi si potrà tornare a parlare di impianti da sci». Nel nuovo Dpcm dovrebbe essere introdotta anche la nuova zona bianca: vi entrerebbero le regioni con Rt sotto lo 0,5, nelle quale sarebbero aperte tutte le attività e le scuole.

Scuola
Nel mondo scolastico non c'è ancora pace. La Rete degli studenti medi del Lazio ha annunciato con un post sulla propria pagina Facebook ufficiale una "mobilitazio ne" a 360°: «La Regione Lazio ha annunciato che lariapertura delle scuole su tutto il territorio regionale avverrà il 18 gennaio. Ancora una volta viene dimostrato ciò che noi diciamo a gran voce ormai da mesi: decenni di tagli sulla scuola hanno provato il mondo dell'istruzione degli strumenti necessari per combattere efficacemente questa pandemia, costringendo le istituzioni ai rinvii che stiamo vivendo.
A maggior ragione lunedì 11 ci mobiliteremodavanti alle nostre scuole perché vogliamo rientrarein presenzaein sicurezzaappena sarà possibile. La Regione Lazio ha assicurato che ci sarà un piano per i trasporti efficiente e funzionante, oltre che un sistema di tracciamento rapido ed efficace che si affianchi allo screening gratuito per studenti e personale della scuola. Vigileremo affinché in questi giorni gli studenti e le studentesse ottengano trasporti adeguati e sicuri, un tracciamento funzionante e il nostro coinvolgimento in tutti i tavoli decisionali. L'11 gennaio saremmo dovuti tornare nelle nostre classi: invece ci assenteremo da qualsiasi attività di didattica a distanza e scenderemo davanti alle nostre scuole, nelle nostre piazze perché il 18 si possa veramente tornare in presenza e in sicurezza».

E poi ancora: «Si è parlato tanto del nuovo piano di riapertura ad hoc per l'emergenza sanitaria, ma a causa della seconda ondata siamo dovuti ritornare al modello di didattica che ha caratterizzato i primi mesi della pandemia e di tutto il 2020: la Dad. Questi ultimi mesi hanno solamente evidenziato come anni e anni di tagli all'istruzione abbiamo pesato sulle nostre scuole. Ora, a gennaio, studenti e studentesse vivono nell'in certezza di un rientro e nel continuo rimando. Abbiamo indetto uno sciopero a livello regionale che si basa sul principio di privarci di un giorno di lezione per non essere privati mai più del nostro diritto ad imparare». Anche i sindacati sono sulpiede di guerra: «Il caos istituzionale e organizzativo sulla riapertura delle attività didattiche nelle scuole aggravato dai venti di crisi del governo in carica, non è più tollerabile. Flc Cgil, Cisl Scuola Fsur, Uil Scuola Rua, Snals Confsal e Gilda Unams di Roma e del Lazio dopo l'ennesimo cambiamento di questi giorni chiedono che venga data attuazione subito all'attivazione dei drive-in dedicati a studenti e personale scolastico, annunciati dalla Regione nel corso degli ultimi incontri, omogeneizzazione e tempestività delle procedure operative delle Asl su tutto il territorio regionale; vaccinazione prioritaria (per tutti gli ordini di scuola) degli alunni immuno-depressi e del personale scolastico; cambiamento del Piano Operativo del Prefetto attraverso l'attivazione della fascia oraria unica di ingresso alle ore 8a scuola degli studenti della scuola superiore nella fase in cui lo stesso risulterà limitato al 50% della popolazione studentesca; fornitura dimascherineFFP2 a tutto il personale scolastico, in luogo di quelle chirurgiche fin qui adottate; prevedere la differenziazione degli orari delle attività produttive, in modo da rendere quasi esclusivi per gli studenti i mezzi di trasporto nell'orario di ingresso a scuola. Queste le azioni e le necessità della scuola, per liberarsi dagli effetti più nefasti della Dad, per la scuola come diritto e non come privilegio». E hanno annunciato per il 14 gennaio un presidio in piazza San Silvestro a Roma per sollecitare la svolta.