Probabilmente sarà rimpatriato in Gambia, Kebba Sanneh, il ventiduenne trovato morto il giorno dell'Epifania all'interno di un appartamento di via Pio XII a Scauri. I familiari, informati del decesso, hanno infatti manifestato l'intenzione di riportare in Patria la salma del giovane di colore, la cui morte è stata causata, con tutta probabilità, da avvelenamento da monossido di carbonio.

Ieri la dottoressa Marina Marra, magistrato del Tribunale di Cassino, ha dato mandato ad un medico legale di effettuare l'esame esterno della salma. Arresto cardiocircolatorio è quanto ha accertato il medico legale, in attesa di ulteriori accertamenti, che determineranno poi la relazione definitiva. Ma ormai sulle cause della morte di Kebba non sembrano esserci dubbi, in quanto la sua esistenza è stata stroncata dalle esalazioni della stufetta che lui e il suo coinquilino avevano acceso per riscaldarsi.

Ed invece quel braciere è stato il killer silenzioso che ha ucciso il ventiduenne, passato dal sonno alla morte. Sta meglio l'altro connazionale che divideva l'appartamento con la vittima, ricoverato dal sei gennaio scorso presso l'ospedale Dono Svizzero di Formia. Le esalazioni hanno stordito il giovane gambiano, il quale deve la salvezza al tempestivo allarme lanciato da un loro amico, che è domiciliato in un centro vicino.

Quest'ultimo non aveva ricevuto risposte ai cellulari e ha deciso di recarsi di persona nell'appartamento ubicato in una traversa di via Appia a Scauri. Per Sanneh era tardi, in quanto il suo cuore aveva già cessato di battere, come accertato dai sanitari del 118, i quali hanno poi soccorso l'altro giovane gambiano, anche lui rimasto intossicato, ma salvato proprio grazie al tempestivo intervento.

Ora la salma è composta all'interno dell'obitorio dell'ospedale Santa Scolastica di Cassino, in attesa che l'agenzia funebre Vento proceda a sbrigare tutte le pratiche necessarie per il rimpatrio del corpo del ventiduenne, il quale lavorava all'interno di un noto esercizio commerciale di Scauri.