Oggi come ieri: la politica faccia la sua parte e non faccia da spettatore nei piani futuri di Fca. Dieci anni fa Maurizio Landini lo disse direttamente a Cassino, nel mega corteo che il 28 gennaio 2011 attraversò il centro urbano della città martire.

Ai piedi dell'abbazia l'allora segretario della Fiom chiedeva alla politica di intervenire nel piano "Fabbrica Italia" che Marchionne aveva varato per Fca ma che a Cassino stentava a decollare senza prospettive per i futuri modelli e con la sola Giulietta a dare speranza.

Dieci lunghi anni sono passati. Sergio Marchionne non c'è più. E neanche Giulietta. Maurizio Landini è intanto diventato segretario nazionale della Cgil. È nata Stellantis, ma a Cassino come ha evidenziato la Fim-Cisl il 2020 è stato un anno negativo e per il 2021 si prevedono perdite per oltre il 20%. Nessuna grande mobilitazione, nel decennale del corteo che fu. Pur volendo, la pandemia non lo permetterebbe.

Il monito di Maurizio Landini arriva allora delle colonne di Repubblica. Dice il segretario della Cgil: «È davvero singolare che mentre si è di fronte al più grande accordo finanziario e industriale europeo, il Governo italiano, dopo aver concordato un ingente prestito, rischi di fare da spettatore e la maggioranza stia morendo di tattica nel discutere sulla composizione dell'eventuale nuovo esecutivo. Questo è grave».

E poi aggiunge: «Ora ognuno faccia la sua parte: l'impresa investa sull'innovazione, la qualità del lavoro e l'occupazione; il Governo fissi le linee di politica industriale necessarie in una logica europea, non abbiamo più tempo da perdere sul terreno degli investimenti sulle nuove frontiere produttive, elettrico, ibrido ed idrogeno. Insisto, siamo davanti a un cambiamento epocale, non esito a definirlo storico perché non ci sono precedenti. Ed è un cambiamento, non la fine del capitalismo. Ma senza un'azione pubblica e la valorizzazione del lavoro perderemo un'occasione».

Il ruolo della politica
In questo momento non si leva la voce dei "grandi" partiti che guardano comunque con attenzione a quanto sta avvenendo e anche al tavolo nazionale sull'automotive promosso dal presidente del Consiglio regionale Mauro Buschini con il Ministero dello Sviluppo Economico, i sindacati, l'Unicas e le associazioni di categoria. Unindustria ha già fatto sapere di aver presentato alcune proposte. Dopo la fusione dal mondo politico cittadino si leva invece la voce del Prc-Sinistra Europea che in una nota dice: «Ad oggi non possiamo che esprimere da un lato preoccupazioni per il nostro territorio e per lo stabilimento di Cassino (come tra l'altro ha puntualizzato il sindacato confederale e non sia a livello nazionale che a livello locale), dall'altro restiamo fiduciosi che la fusione porti con sé questi ventilati vantaggi per il futuro di tutte le parti interessate».

Oggi l'unica certezza è che nello stabilimento di Cassino dal 13 gennaio si ripartirà con la produzione, ma i lavoratori saranno quasi tutti impiegati con contratti di solidarietà, con un solo turno e con il 40% della forza lavoro presente a rotazione, sottolineano ancora.

«La vera assenza ingiustificata e la cosiddetta "rappresentanza politica locale" a qualsiasi livello a esclusione dei pochi sindaci che si spendono e si sono spesi per la causa, che in un silenzio assordante continuano a non avere preoccupazioni per la salvaguardia del patrimonio industriale collegato a Fca.
Lo avevamo già detto, nel momento in cui il Governo concedeva il prestito di 6 Miliardi a Fca, era necessario un chiaro piano di investimento nazionale e in particolare territoriale - continuano dal Prc-Sinistra Europea - Chiediamo un intervento della politica, nel dettaglio dell'assessorato alle Politiche del lavoro regionale e degli eletti in Parlamento. Dobbiamo dare un orizzonte politico alle scelte che si faranno per il nostro territorio. Noi restiamo a fianco dei lavoratori e dei sindacati, crediamo che questo territorio non debba essere parte residuale del piano industriale di Stellantis e che vadano assunti impegni politici e istituzionali per la crescita industriale ed occupazionale del territorio».