Dalle pagine di un antico diario anonimo, probabilmente redatto da un sacerdote della famiglia Paradisi, riemergono i frenetici e drammatici momenti che, nella notte del 9 maggio 1862, portarono il brigante Luigi Alonzi, meglio noto alle cronache come "Chiavone", ad assaltare il centro di Fontechiari, all'epoca chiamato ancora Schiavi. Quelle pagine, scritte con una grafia minuziosa, hanno restituito una serie di informazioni sul paese e su quella vicenda che, unitamente ad altri documenti del periodo, sono diventati oggi un libro dal titolo "Il brigante Chiavone assalta Schiavi – Maggio 1862, cronaca e vicende giudiziarie". Come nella sceneggiatura di un film, nel testo risaltano tutti i concitati momenti di quell'episodio, uno degli ultimi prima della morte del brigante, ma interessante è anche la descrizione dello spaccato sociale e delle condizioni economiche della Fontechiari all'epoca dell'Unità d'Italia.

Significativa è ugualmente l'analisi degli atti del processo politico al brigantaggio, custoditi nell'archivio di Stato di Caserta, che non riguardava Chiavone, ma i gregari, i fiancheggiatori, i cosiddetti "manutengoli". Com'è stato giustamente rilevato, sono presenti differenti angoli di narrazione per raccontare i fatti, ma soprattutto siamo in presenza di una fonte neutra, genuina e inedita che ci trasmette la drammaticità di quei momenti, senza risultare come una cronaca di parte. Il libro è stato scritto a più mani da Domenico Donato Marsella, Marilena Vozza e Valentina Messercola e si pregia della prefazione curata dal dottor Giuliano Fabi e di un contributo storico a firma del professor Michele Ferri.

La presentazione del volume è avvenuta on-line lo scorso 13 dicembre: sono intervenuti, oltre agli autori, il presidente della Pro loco di Fontechiari, Onorio Vozza e il sindaco del paese Pierino Liberato Serafini, che ha ringraziato la famiglia di Costantino De Carolis per aver preservato il diario per tanti anni prima di donarlo al Comune.