Il 2020 è già nei libri di storia. E non soltanto della medicina. Covid-19, acronimo dell'inglese Coronavirus Disease 19: una malattia infettiva respiratoria causata dal virus denominato Sars-Cov-2 appartenente alla famiglia dei Coronavirus. Poco più di un anno fa, esattamente a metà dicembre 2019, le autorità sanitarie della città di Wuhan in Cina riscontrarono i primi casi di pazienti che mostravano i sintomi di una "polmonite di causa sconosciuta".

Questo primo gruppo di malati era in qualche modo collegato al mercato umido della zona, costituito da un migliaio di bancarelle sulle quali si vendevano pure polli, fagiani, pipistrelli, marmotte, serpenti. La diffusione della malattia fu comunicata per la prima volta dalle autorità cinesi all'Oms il 31 dicembre 2019. Dodici mesi fa.

Il prologo di gennaio
Notte tra il 30 e il 31 gennaio 2020. Due turisti cinesi sono stati appena ricoverati allo Spallanzani di Roma per Coronavirus. Poche ore dopo a bordo di un pullman a Cassino viene rintracciato il resto della comitiva. Nessuno scende dal bus. Inizialmente vengono allertati i sanitari dell'ospedale Santa Scolastica per effettuare i controlli. Ma l'allora direttore generale della Asl Stefano Lorusso si mette in contatto telefonico con i Prefetti di Roma e di Frosinone. Poi anche con i dirigenti dell'Istituto Spallanzani.

Stefano Lorusso dirà a Ciociaria Oggi: «I due turisti cinesi facevano parte di una comitiva che da giorni stava visitando l'Italia, ma dalla quale si erano separati già da tempo. Comitiva che poi, tra le varie tappe, è arrivata anche a Sorrento e da lì questa notte si sarebbe dovuta fermare a Cassino. Avvisati che il pullman era sull'A1 diretto a Cassino, insieme alla Polizia mi sono recato personalmente al casello di Cassino. Qui l'autobus è stato fermato e insieme agli agenti è stato consigliato di riprendere la marcia verso Roma, per accompagnare la comitiva, a scopo precauzionale, allo stesso Spallanzani per i controlli del caso, essendo stati i turisti che erano giunti al nostro casello a contatto con i due ricoverati con sintomi sospetti all'ospedale capitolino».

L'inizio della pandemia
Il primo marzo vengono effettuati i primi tamponi in Ciociaria. All'alba del due marzo arriva la notizia: una persona positiva al Covid-19. È quello l'inizio ufficiale della pandemia in provincia di Frosinone. Il primo decesso per Covid avviene l'otto marzo. I vertici della Asl si rendono immediatamente conto che l'ondata sta per arrivare. Il manager Stefano Lorusso prende una decisione importante: trasformare il Fabrizio Spaziani di Frosinone in Covid hospital. Vengono montate le tende del triage fuori dal Pronto Soccorso. E in pochi giorni vengono allestiti 86 posti letto di degenza ordinaria dedicati ai pazienti Covid: 26 a Malattie infettive, 40 a Medicina Covid, 20 a Medicina d'urgenza Covid. E c'è il potenziamento di Terapia intensiva: si passa da 7 a 14 posti, in alcuni momenti si arriverà fino a 19 posti.
E altri 6 di terapia subintensiva. Per settimane allo Spaziani saranno ricoverati 100 malati di Coronavirus.
Alcuni reparti vengono trasferiti al San Benedetto di Alatri.

L'Italia si ferma
Il 9 marzo il presidente del consiglio dei ministri Giuseppe Conte annuncia che «purtroppo tempo non ce n'è». Troppi malati, troppi morti. Dal 10 marzo nuovo decreto e lockdown. Una parola che si traduce con confinamento, blocco, isolamento. L'Italia si chiude e si ferma. Tutto, tranne i servizi essenziali. Sempre il 10 marzo l'Organizzazione mondiale della sanità dichiara che si tratta ufficialmente di pandemia.

Pure in Ciociaria inizia la quarantena. Tutti chiusi in casa: niente abbracci, niente baci, file davanti ai supermercati, la gente inizia ad indossare guanti e mascherine, introvabili nella fase iniziale dell'emergenza. L'impatto è fortissimo, i reparti di Terapia intensiva sono "sold out" ovunque.
E c'è il dramma nel dramma, quello che si sta consumando in Lombardia. L'immagine che l'Italia non potrà mai dimenticare è quella dei camion militari stracolmi di bare portate via da Bergamo. La città non ha posto per tutti i suoi morti.

Un'altra immagine simbolo è la fotografia di un'infermiera di Cremona, stremata dai turni di lavoro consecutivi per arginare il virus. Medici, infermieri e operatori socio-sanitari diventano protagonisti. Anche in provincia di Frosinone, dove in trincea ci sono tutti.
A cominciare dai dirigenti. Il 9 aprile l'allora direttore generale della Asl Stefano Lorusso risulta positivo al Covid-19. Viene ricoverato nel reparto di Malattie infettive dello Spaziani, dove resterà trentuno giorni.
Pochi giorni prima anche il direttore sanitario Patrizia Magrini aveva contratto il virus. Toccò al direttore amministrativo Pierpaola D'Alessandro assumere il ruolo di direttore generale facente funzioni.

Intanto il 13 aprile (giorno di Pasquetta) inizia una fase nuova anche sul versante dei tamponi. Che da quel momento vengono effettuati pure in modalità Drive Through, vale a dire attraverso il finestrino dell'auto. Il 24 aprile si registrano 0 casi in Ciociaria. La curva dei contagi inizia a scendere. A maggio i reparti Covid dello Spaziani si svuotano. L'emergenza sembra alle spalle. Il 3 giugno ricominciano gli spostamenti tra regioni. È la fine del lockdown. Nelle settimane precedenti era ripresa la graduale riapertura delle attività. A fine agosto il trend cambia, anche per il cosiddetto "effetto vacanze".

Le diverse fasi
Alla fine sono i numeri a delineare l'andamento delle curve della pandemia. Quella dei contagi innanzitutto: 13,8 casi al giorno a marzo, 7,63 ad aprile, 0,83 a maggio, 0,46 a giugno, 0,35 a luglio, 5,16 ad agosto, 7,43 a settembre, 113,8 a ottobre, quando i nuovi casi sono stati 3.528. Poi il boom a novembre, con 6.588 contagiati. Per una media di 219,66 ogni ventiquattro ore. E a dicembre finora 3.204 casi, per una media di 106,8. In tre mesi ci sono stati 13.320 dei 14.417 contagi totali. Il 92,39%. Per dare un'idea dell'impatto della seconda ondata del Covid in Ciociaria. Per quanto riguarda i decessi, l'andamento è stato il seguente: a marzo sono stati 25, ad aprile 23, a maggio 2, a giugno 8. Poi zero morti sia a luglio che ad agosto, 1 a settembre e 9 ad ottobre. Infine, 100 a novembre: dieci volte di più rispetto ad ottobre. Per una media di 3,33 ogni ventiquattro ore. E a dicembre finora i decessi sono stati 95.

In tre mesi 204 dei 263 morti in totale dall'inizio della pandemia. Il 77,56%. Ci sono stati dei momenti, tra maggio e luglio, nei quali si pensava che il peggio fosse davvero alle spalle. La prima ondata è durata dal due marzo al venti giugno. Fino a quel momento in Ciociaria c'erano stati 679 contagiati e 52 decessi. Poi un periodo, che va dal ventuno giugno al ventinove settembre, nel corso del quale i contagiati sono stati 400 e i decessi 7.

La seconda ondata è iniziata il 30 settembre. Da quel momento in Ciociaria ci sono stati 13.338 contagi e 204 decessi. Sono quindi le cifre a dare le esatte dimensioni delle traiettorie della pandemia.

Arriva la D'Alessandro
Il 3 novembre Pierpaola D'Alessandro viene nominata direttore generale della Asl di Frosinone. Il primo giugno Stefano Lorusso aveva preso servizio come capo della segreteria tecnica del ministro della salute Roberto Speranza. Come facente funzioni era stata indicata Patrizia Magrini. Poi la selezione, vinta dalla D'Alessandro. Il nuovo manager subentra nel pieno della seconda ondata. E firma subito il più importante atto sanitario degli ultimi anni: la completa riorganizzazione della rete ospedaliera della provincia di Frosinone.

La stagione del vaccino
Il resto è cronaca di questi giorni. Il 29 dicembre il Vaccine-day anche in provincia di Frosinone. La prima a ricevere il vaccino anti Covid è Antonella Campana (medico specializzando). Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti dice: «Non è finita, ma si vede la luce in fondo al tunnel».

I diversi rapporti
Il numero dei contagiati in provincia di Frosinone è di 14.417. I decessi sono stati 263. I residenti nei 91 Comuni ciociari sono 489.083. Il tasso di mortalità misura il rapporto tra i morti per la pandemia e il numero degli abitanti. Significa che c'è stato un decesso per Coronavirus ogni 1.859,63 abitanti.
L'attuale indice di mortalità è 0,053%. Dividendo invece il numero degli abitanti per quello dei contagiati, emerge che in Ciociaria ha contratto il virus una persona ogni 33,9 residenti. La percentuale attuale è 2,94%. C'è poi l'indice di letalità, cioè il rapporto tra persone finora contagiate e decessi. La percentuale è dell'1,82%.
Vuol dire che si è registrato un decesso ogni 54,81 persone contagiate.