«Anche le carezze sanno ferire quando sei abbandonato». Così l'artista ciociaro Jago scriveva del suo "Look Down", la scultura in marmo collocata a piazza del Plebiscito a Napoli. Lo scriveva alla vigilia di Natale, ignaro di quanto un gruppo di ragazzi da lì a poco avrebbe fatto alla sua opera.

Il filmato pubblicato su Tiktok ha fatto il giro d'Italia tra l'indignazione generale. Durante il mini lockdown di questi giorni di festa, un gruppo di cinque giovani, quasi certamente tutti minorenni, si è accanito con calci e schiaffi sull'opera dell'artista anagnino, raffigurante un bambino in posizione fetale, unito alla terra da un cordone ombelicale rappresentato da una catena.

A voler rendere di pubblico dominio l'assalto a "Look Down" sono stati Francesco Emilio Borrelli, consigliere regionale di Europa Verde e Gianni Simioli, conduttore radiofonico. L'opera è in piazza del Plebiscito, in pieno centro di Napoli, dal 5 novembre. In passato era stata "vestita" dagli operai della Whirlpool durante una protesta. Nell'incursione denunciata nel video dal consigliere regionale e dal conduttore radiofonico si vedono solo loro, i cinque ragazzi che si divertono così, colpendo a ripetizione l'opera dell'artista.

La statua, che rappresenta il lockdown, dovrebbe invitare alla riflessione sull'attuale momento storico.
Dovrebbe appunto, visto che i cinque ragazzi non pare abbiano voluto riflettere né capire il messaggio che Jago ha voluto inviare.

Sul fatto ora indagano i carabinieri di Napoli che hanno effettuato un sopralluogo e stanno cercando di identificare gli autori del gesto. Per fortuna la scultura non ha subito danni, ma resta l'indignazione per un gesto insensato.

Jacopo Cardillo, in arte Jago, 33 anni, è un artista di Anagni, nato a Frosinone. Ha studiato al liceo artistico "Anton Giulio Bragaglia" di Frosinone e poi ha frequentato l'Accademia di Belle Arti del capoluogo. Ha lavorato in Grecia sull'isola di Naxos e fra Roma e Verona. Oggi vive a New York e lavora tra gli Stati Uniti, la Cina e l'Italia.

Appena ventiduenne, Jago ha stupito nel 2009 dando vita a un peculiare busto in marmo di Benedetto XVI, per il quale tre anni dopo avrebbe ricevuto la "Croce Pro Benemerenti". Quell'opera, nel 2016, è diventata "Habemus Hominem", una vera e propria spoliazione. Il 2011 è l'anno della consacrazione: grazie alla partecipazione alla mostra "Vanitas" nella galleria Doria Pamphilj di Roma e alla prima personale, nel museo della Media Valle del Liri a Sora, presentata da Vittorio Sgarbi e dalla storica dell'arte Maria Teresa Benedetti che gli vale la partecipazione alla 54ª biennale di Venezia con l'opera su Benedetto XVI.

Tra i premi ricevuti si segnalano la medaglia pontificia, in occasione del premio delle Pontificie Accademie, Città del Vaticano, nel 2010, il premio del pubblico Arte Fiera Bologna nel 2017, il premio Gala de l'Art di Monte Carlo nel 2013, e l'investitura come Mastro della Pietra al MarmoMacc 2017. Nel 2018 Jago viene invitato ad esporre alla Biennale Internazionale di Arte Contemporanea Sacra e delle Religioni dell'Umanità a Palermo. Nel 2018 a seguito dell'esposizione alla fiera d'arte internazionale Armory Showdi Manhattan, Jago si trasferisce a New York per realizzare l'opera "Figlio Velato" per la città di Napoli, esposta permanentemente nel quartiere Sanità all'interno della chiesa di San Severo fuori le mura. Una sua opera è stata inviata sulla stazione spaziale internazionale si tratta di "The First baby", raffigurante il feto di un bambino.