Mille euro di interessi mensili fino a che le vittime non erano in grado di corrispondere in un'unica soluzione l'intera somma. E per chi non pagava, la minaccia di un male ingiusto e le poco velate violenze: dall'incendio delle attività (in alcuni casi concretizzato come quello di un locale, su corso dell Repubblica a Cassino, a Capodanno dello scorso anno) alle aggressioni ai familiari. Bambini compresi.

La Guardia di finanza del Gruppo di Cassino, con il sostegno del Comando provinciale, con l'operazione "L'Americano" ha messo le mani su quello che gli inquirenti definiscono un radicato giro di usura ai danni di locali in difficoltà, di negozi e lavanderie in affanno per la pandemia. Accanto a minacce a professionisti e medici, tali da rendere "necessaria" la corresponsione di rate da capogiro.

Così ieri mattina i militari del Gruppo di Cassino, agli ordini del tenente colonnello Salvatore Rapuano, e quelli dell'Arma della Compagnia di Cassino, coordinati dal capitano Giuseppe Scolaro, hanno dato esecuzione a quattro misure coercitive disposte dai pm Bulgarini e Maisto. Ai domiciliari è finito un imprenditore, Andrea Danella, 26 anni di Pontecorvo. In stato di fermo, in attesa di convalida, sono stati posti Augusto Villani, 34 anni residente a Cervaro; Raffaele Verdicchio, 41 anni di Cassino, e Giuseppe Sardelli (di 31 anni), figlio di Maurizio detto "l'americano", da cui trae origine il nome dell'operazione arrestato poco prima, nei confronti del quale è stata convalidata la misura.

L'inchiesta
Secondo le complesse indagini, che si sono avvalse di intercettazioni telefoniche e ambientali, ognuno dei coinvolti avrebbe avuto un ruolo: c'era chi, come Danella, sarebbe stato un «intermediario» e chi, come Villani o Giuseppe Sardelli «sarebbero stati dei riscossori violenti del debito maturato». Ognuno, per la magistratura, avrebbe portato avanti un "lavoro" specifico. Nell'informativa conclusiva, in una delle conversazioni intercettate, si fa riferimento al fatto che gli indagati «con il loro "lavoro" si erano fatti i soldi e avevano "comandato" Cassino». Si faceva, dunque, riferimento a un "mestiere": l'abilità era quella «di capire da subito quanto denaro le sue vittime erano in grado di consegnargli: "tutti i mestieri sono uguali...l'abilità mia è vedere se quello vale 10 o 100...».

Vittime e linguaggio
Tra le vittime normali cittadini, imprenditori in difficoltà, titolari di bar e professionisti. Persino un medico originario del Cassinate al quale gli indagati dovevano dei soldi per affitti di locali di famiglia. Affitti non solo non corrisposti: quando il professionista avrebbe chiesto il dovuto, sarebbe stato minacciato insieme ai figli. «Gli spezzo le braccia» sarebbe stata una delle frasi tipiche per indurlo a versare loro (al contrario) dei soldi: 170.000 euro nel tempo. «Non ti preoccupi nemmeno di tua figlia, quelli se la prendono con lei, non con te!» in un altro caso, a fronte del mancato pagamento. E la figlia in questione era minore di 13 anni. Le verifiche degli uomini del tenente colonnello Rapuano hanno evidenziato interessi pari al 240% su base annua.

Nuovi episodi sono stati poi raccolti dal Nucleo Radiomobile (coordinato durante l'inchiesta dal tenente Di Mario, agli ordini del capitano Scolaro). Gli incontri sarebbero avvenuti spesso a Terracina, nella villa di Sardelli. Dalle conversazioni telefoniche, la rata del prestito veniva indicata come "guarnizione" della macchina del caffè e gli intermediari come "tecnico".
«Quando il tecnico avrà la guarnizione se la farà dare e la metterà» oppure «Se vuole parlare come me, viene a Terracina quando vuole e parliamo». Anche la consegna di «mascherine» era per gli inquirenti un modo per invitare le vittime a saldare il "dovuto".