Cronotachigrafi alterati per far lavorare di più gli autotrenisti. È l'accusa che ha portato il titolare di un'impresa di trasporti sotto processo per estorsione. Giuliano Venditti, 56 anni, di Frosinone è stato condannato a cinque anni dal tribunale di Frosinone.
Le vittime sono cinque suoi dipendenti. Questi erano stati fermati dalla polizia stradale che aveva loro contestato la manomissione del cronotachigrafo. In pratica risultava che avessero lavorato meno rispetto alle ore effettivamente passate a guidare il mezzo su e giù per l'Italia. Ma i cinque conducenti si erano detti a loro volta vittime. Avevano spiegato che erano costretti a subire quel trattamento pena la minaccia del licenziamento.

Secondo le accuse, i cronotachigrafi erano stati manomessi con dei meccanismi tecnici in modo da far risultare meno ore di guida rispetto a quelle effettive, con il risultato che venivano violate le pause obbligatorie. Queste ultime scattano dopo sei ore di guida. Sulla carta era quello che registrava il cronotachigrafo ma nella realtà, secondo l'accusa, le ore alla guida erano superiori.

I cinque lavoratori che nel processo si sono fatti assistere dall'avvocato Giampiero Vellucci hanno denunciato turni di guida massacranti, anche di 12 ore consecutive, e soste obbligatorie non rispettate. Davanti al collegio penale, presieduto dal giudice Giuseppe Farinella (a latere i giudici Chiara Doglietto e Marta Tamburro) è così finito l'imprenditore chiamato a rispondere del reato di estorsione ai danni dei cinque lavoratori. Il pubblico ministero Samuel Amati aveva richiesto una condanna per l'imputato a tre anni e quattro mesi. Ma il tribunale ha deciso di a dare oltre, inflggendo all'imprenditore cinque anni oltre al risarcimento danni da liquidare alle parti offese.