Un filo conduttore lineare, che parte dall'inchiesta aperta sulla gestione delle coop e arriva ai riscontri in dibattimento, distinguendo tra prove dichiarative e documentali. Fino alla richiesta della pena: otto anni e sei mesi di reclusione per concussione,con la confisca dei beni ritenuti oggetto delle dazioni di denaro illecite.
Antonio Salvati, ex presidente dell'Unione dei Comuni ed ex sindaco di San Giovanni Incarico al quale la procura di Cassino contesta un'ipotesi di concussione continuata per aver chiesto 250.000 euro (secondo l'accusa) dietro la minaccia di bloccare i pagamenti al responsabile della coop "Integra 2013" che gestiva un progetto di accoglienza per i richiedenti asilo era in aula anche ieri. Ha ascoltato con grande attenzione la requisitoria dettagliata del pm Alfredo Mattei ma ha anche sostenuto con forza i suoi avvocati, Ivan Santopietro e Dario De Santis, durante le complesse discussioni conoscendo a memoria passaggi, cifre, date ed elementi che hanno costituito il costrutto accusatorio a suo carico.

La requisitoria
«Bisogna partire dalla credibilità di Rea, parte civile, per analizzare tutto. Risalendo al primo incontro con Salvati alla presenza di Fallone: una conoscenza legata all'inte resse della creazione di "Integra 2013"» afferma il pubblico ministero. «All'inizio Salvati dà del "lei" a Rea.
E lo fa anche durante le richieste che non avvengono mai alla presenza di Fallone. "Sa che è a guida di un ente pubblico e deve aiutare la cosa pubblica?". Richieste che poi vengono affiancate da minacce: "So dove vanno a scuola i tuoi figli, so dove lavora tua moglie, ti taglio il collo". Oppure:"Se dici che mi dai soldi vai in galera pure tu"». Le minacce, continua il pm, erano legate pure alla partecipazione a determinate gare rispetto ad altre. Rea avrebbe raccontato agli inquirenti che i contatti si sarebbero verificati in relazione alle erogazioni di denaro. Soldi che la parte civile avrebbe raggranellato da madre, padre e nonno e persino da un lontano parente e consegnato in tranche da 4.000 o 5.000 euro. Il pm Mattei si sofferma sulla modalità di dazione del denaro.

Prima sms "criptati": «Messaggi relativi all'attività di commercialista di Rea per indicare il suo imminente arrivo». Poi un'altra strada: «Salvati sceglie la sede dell'Unione per farsi consegnare il denaro: una messinscena che culminava con lo sciacquone del water dopo che i soldi venivano posizionati nel secchio dell'im mondizia prosegue Mattei Era la rappresentazione perfetta di una realtà simulata».
Rea, afferma il pm, era devastato psicologicamente.
Quando decide di incontrare con Fallone la Gdfin unbar appare in stato di ansia. «Ulteriori riscontri di questo suo malessere arrivano poi dalla moglie così come dalla madre che conferma che il denaro chiestole dal figlio sarebbe dovuto andare a un soggetto che in caso di mancata corresponsione "gli avrebbe fatto passare un guaio"». Altri due i punti focali della requisitoria: le intercettazioni e le testimonianze dei dipendenti delle coop.

«Le intercettazioni raccontano dei tentativi di non far parlare i coinvolti dopo l'apertura dell'indagine. C'è un amministratore che rivela a Salvati i contenuti delle conversazioni con la pg (oggetto ora di un procedimento per favoreggiamento) e chi ha reso testimonianze per le quali ho mandato gli atti in procura.
Salvati indica pure in una conversazione di sapere delle convocazioni durante l'indagine» continua Mattei. Poi le testimonianze di 13 lavoratori delle coop «assunti su indicazione di Salvati e che non hanno mai conosciuto Rea e che non facevano quasi nulla». «Il processo di oggi non è un giudizio globale sulla sua attività politica conclude Mattei prima della richiesta della pena è legato a episodi specifici: dazioni di denaro indebite dietro la minaccia, l'assunzione dei lavoratori per brevi periodi per far accrescere il suo consenso elettorale oltre a quello ottenuto per la gestione dei migranti.
Salvati è preda della sua voracità, della sua brama di concludere il suo disegno concussivo. E la costituzione della coop ne diventa lo strumento».

Parola alle difese
Il primo a prendere la parola è l'avvocato Luciano Menga, per la parte civile, che dopo aver ripercorso la vicenda ha sottolineato come i testimoni addotti dalla difesa «sono testimoni con cui Salvati ha avuto già delle vicende». Non solo. Menga ha puntato i fari sui presunti danni in caso di condanna, con la richiesta di una provvisionale altissima (centinaia di migliaia di euro) nei confronti di Rea e della coop per le assunzioni "fittizie". «L'Unione dei Comuni ha iniziato a rinunciare ai finanziamenti fino alla fine del 2015 in pieno periodo in cui avrebbe avuto luogo la concussione. Inconciliabile, poi, pure l'esistenza dei bandi di affidamento. Ma perché Salvati, se fosse stato un concussore, avrebbe dovuto rischiare mentre avrebbe potuto procedere con una proroga tacita di cui non si è mai avvalso? Del tutto falsi pure i toni minacciosi. Il cd del 2017 è illuminante. I toni, oltre alle parole, raccontano i rapporti tra Rea e Salvati: toni amichevoli e pacati a poche ore dal presunto episodio di settembre di minaccia e violenza» argomenta Santopietro,che difende insieme a De Santis l'imputato. Santopietro ripercorre l'indagine economica fatta sui conti della parte offesa facendo rilevare che, avvalendosi dei beni di famiglia, sarebbe arrivato (conti alla mano) al massimo a 50.000 euro. «Non certo a 250.000» ribadisce. «Tutta la vicenda deve essere riletta nei rapporti tra Salvati e Fallone, diventato suo "nemico" politico» continua. Poi la parola è stata presa dall'avvocato De Santis fino a tarda sera. Chiesta l'assoluzione perché il fatto non sussiste. La sentenza è attesa per martedì prossimo.