Alla fame o quasi sono ridotti ormai molti nuclei familiari fiuggini, con numeri purtroppo in crescente aumento di giorno in giorno. Una catastrofe sociale che certamente è appesantita dai drammatici effetti che il Covid 19 sta producendo sull'economia locale e mondiale. Nella città termale non si contano più i posti di lavoro andati perduti negli ultimi anni, prevalentemente a carattere stagionale legati alla attività alberghiera e del commercio più in generale.

E che comunque negli anni scorsi garantivano almeno l'accesso agli ammortizzatori sociali. Tutto cancellato con un solo colpo di spugna. Tant'è che il comune di Fiuggi in queste ore si è trovato costretto a riaprire i termini, prorogandoli di ulteriori 10 giorni con scadenza fissata entro le ore 12:00 del 18 dicembre in corso; utili per l'attribuzione di buoni alimentari e di prima necessità a sostegno delle famiglie in situazione di disagio economico. E questa la dice lunga.

Toccherà all'ufficio dei servizi sociali verificare lo stato dei necessità dei richiedenti anche secondo i criteri e gli importi delineati nella delibera n. 27/2020. Tant'è. Sono giorni questi dove a rimboccarsi le maniche tocca soprattutto all'assessorato ai servizi sociali, alla Caritas Diocesana. Sono giorni di "spesa sospesa" e di tante piccole iniziative misericordiose, spesso tenute segrete ad opera di persone di buona volontà. Ora in tutto questo c'entra sicuramente la pandemia. Non bisogna però dimenticare che Fiuggi dentro questa terribile crisi economica c'è arrivata con le ossa già rotte.

E per questo va certamente ringraziata quella classe politica, con le dovute distinzioni di sorta, che nel passato ha distrutto una delle economie più fiorenti in Italia. Accumulando debiti sopra debiti nelle casse comunali e distruggendo le entrate della sua controllata ATF, per fortuna oggi tornata con i conti sotto controllo. Se non altro almeno sotto questo punto di vista è possibile tirare un sospiro di sollievo. Se fosse ancora "viva" quella Fiuggi che abbiamo conosciuta nel passato, altro che politiche sociali.