L'ondata di maltempo, almeno quello dalla furia devastante, sembra alle spalle. Lascia sul campo paura e danni ingenti, oltre all'ennesimo superlavoro di forze dell'ordine e volontari della protezione civile. Anche ieri la pioggia ha imperversato su gran parte della provincia, senza però la violenza delle ore precedenti quando la stazione meteo del Comune di Frosinone ha rilevato 80 millimetri di pioggia in un solo giorno. I fiumi e i canali, esondati in più punti martedì, sono rientrati negli argini, lasciando i terreni zuppi. Un disastro per l'agricoltura, specie per le aziende che producono foraggio e cereali. Per molte di queste il seminato è andato perso e si valuta la possibilità di chiedere lo stato di calamità naturale per il ristoro, almeno parziale, dei danni subiti.

Il presidente di Confagricoltura Frosinone Vincenzo Del Greco Spezza traccia un primo bilancio della situazione: «Ho fatto fare verifiche su un piccolo campione di aziende, soprattutto produzioni foraggere e cerealicole: in pratica dovranno riseminare tutto.
Il ristagno idrico farà marcire una parte del seminato, nelle zone più colpite anche il 100%. Sempre che smetta di piovere per una ventina di giorni. Gli agricoltori dovranno effettuare una nuova semina».
Danni considerevoli per molte aziende agricole che coltivano grano duro e tenero, erbai, trifoglio, avena, loglietto. E per qualche produttore che ha già seminato l'orzo. Ogni anno così.

Che fare? «Dragare i fiumi, regimentare le acque, canalizzarle lungo le strade - risponde Del Greco Spezza -. L'agricoltore frontista, con il terreno fronte strada, non solo vede persa la produzione, ma subisce anche l'ostruzione dei fossi di scolo. Lo scorso anno abbiamo vissuto la stessa situazione. La soluzione? Esiste: la semina su sodo (senza rompere ilterreno, ndr), ma c'è bisogno di macchinari costosi. Servono bandi per consentire agli agricoltori di acquistare queste macchine con finanziamenti a fondo perduto. Solo così si possono abbandonare le attuali colture cerealicole su terreno dissodato, con più problemi di allagamento».

Verrà richiesto lo stato di calamità per questa ondata di maltempo nelle are più colpite? «È ancora prematuro dirlo, vedremo nei prossimi giorni con la conta definitiva dei danni». Intanto vigili del fuoco, forze dell'ordine e protezione civile continuano a lavorare senza sosta per mettere in sicurezza strade e canali. Quella tra martedì e ieri è stata la nottata più difficile per Pontecorvo. Una nottata fatta di apprensione per ciò che sarebbe potuto succedere. La piena del Liri ha provocato tante difficoltà. Ieri mattina il sindaco Anselmo Rotondo, insieme allasquadra di tecnici e operai, si è recato in via Molino dovela seraprima eranostate evacuate otto famiglie. Lì ha potuto valutare con attenzione i danni e le crepe aperte lungo il muraglione. In mattinata, dopo aver ripulito la sede stradale e rimesso in sicurezza la zona, si è consentito il rientro delle famiglie nelle proprie abitazioni. Il sindaco ha disposto anche lariapertura del vecchio ponte. Ma la situazione rimane molto seria. Sono ancora diverse le zone allagate e ci sono strade, come via Santa Barbara, dove non è consentito circolare.

Molte le difficoltà registrate anche nella zona al confine tra la frazione di Sant'Oliva e Monticelli di Esperia dove sono stati registrati forti allagamenti dei terreni agricoli dovuti all'acqua fuoriuscita dai canali di scolo e dai piccoli rii della zona. Enormi i danni. In serata è stata deliberata la richiesta di stato di calamità naturale. Il sindaco Villani: «Abbiamo subito ingenti danni alla viabilità, si sono verificate inondazioni, frane e smottamenti, danni quantificabili per oltre un milione di euro». Chiusa al traffico la strada provinciale 76 tra San Giorgio e Sant'Apollinare per motivi di sicurezza su disposizione dell'Astral. «Fa un certo effetto l'enor me distesa d'acqua che ricopre completamente i campi, le strade e che, in alcuni casi, entra fin dentro casa», dice il sindaco di San Giorgio, Francesco Lavalle. Fortunatamente nessun danno alle persone che vivono in via Jumari, via Limatella, via Difese, Località Petrose, via Scafa, Località Acquasanta e dintorni, le zone più colpite dall'innalzarsi del livello del fiume.

«Ringrazio tutti i volontari della protezione civile per il prezioso lavoro e gli operai del nostro Comune». A Pignataro è andato avanti per l'intera giornata il monitoraggio della situazione. Predisposta già la pulizia delle strade dopo il rientro negli argini. A Sant'Elia e ad Aquino si sono verificati importanti smottamenti: a Sant'Elia il fiume non è uscito fuori dagli argini sorvegliato speciale dagli uomini del comandante Ferrara e dalla protezione civile ma uno smottamento si è verificato sulla via per Cese dove già sono presenti altre due frane importanti. Ufficio tecnico e vigili al lavoro. Oggi un sopralluogo. Ad Aquino, dove si sono registrati danni notevoli, dopo il superlavoro di martedì per la rimozione della tettoia caduta in via Case Fiat, ieri uno smottamento in via Ponte di Ripa: l'azienda che stava effettuando lavori di decoro urbano si è subito attivata per rimuovere i detriti. A loro, al comandante dei vigili Fusco, al quello dell'Arma Parrillo, a protezione civile e vigili del fuoco il più sentito "grazie" del sindaco Mazzaroppi: «Abbiamo dimostrato di essere una grande comunità».

A Cassino l'ufficio tecnico sta operando una ricognizione. Gli allagamenti stradali sono stati circoscritti a un tratto di via Sferracavalli, ma già nella serata di martedì fa sapere il sindaco Salera gli operai hanno provveduto a disostruire gli scarichi. Danni nelle campagne laddove il Gari è esondato, ma è ancora presto per contarli. A Piedimonte, dopo un sopralluogo, è stata stilata una relazione tecnica dai vigili urbani sulla tenuta delle sponde dei fossi nella zona del Consorzio di Bonifica con richiesta di messa in sicurezza da parte del primo cittadino Ferdinandi: nelle ultime 48 ore si sono verificate delle erosioni prima del tratto intubato e quindi bisogna intervenire perché non si blocchi il deflusso delle acque. Nel Sorano l'emergenza per la piena del Liri è in fase di rientro. Anche ieri la protezione civile è intervenuta per liberare dall'acqua garage e scantinati. A Isola del Liri il sindaco Massimiliano Quadrini ha monitorato insieme a tecnici e volontari la situazione. Nella notte tra martedì e mercoledì corso Roma è rimasto chiuso al traffico per il rischio di esondazione del fiume sotto la cascata grande. Occhi puntati sul Liri anche a Sora dove il sindaco Roberto De Donatis ha spiegato che «la soglia del fiume si è abbassata e il flusso scorre in maniera agevole, così come stanno rientrando le acque nei recettoridi scolo».

De Donatis è in contatto continuo con il vicino Abruzzo per la diga del Fucino: «Continua il raccordo costante con il Consorzio di bonifica Ovest e gli organi preposti per scongiurare manovre senza preavviso in modo da avere una situazione sempre monitorata». Il sindaco ha ringraziato tutti coloro che si sono prodigati in questa emergenza, in particolare i volontari della protezione civile, che oltre ai numerosi interventi, martedì sera hanno liberato dall'acqua il piazzale PalaPolsinelli garantendo così la possibilità di effettuare ieri il servizio del drive-in per il Covid. Anche nei territori limitrofi l'allarme è rientrato. Ad Arpino protezione civile al lavoro per piccoli smottamenti. La protezione civile di Pescosolido, martedì, è stata impegnata ad Atina per dare sostegno ai colleghi del posto. Oggi è in programma la bonifica della frana e la riapertura della provinciale Arpino-Santopadre. A Ceprano è ancora fuori casa la famiglia evacuata martedì e ospitata a spese del Comune in un bed and breakfast.

Tregua del maltempo ieri sulla zona nord della provincia. A Paliano, come pure ad Alatri e Anagni, si sono registrati piccoli smottamenti e tanti danni alla rete stradale. Ieri i primi interventi, ma per la sistemazione occorrerà tempo. Ad Anagni monitorato il Sacco che in qualche punto ha inondato i terreni circostanti, mentre ad Alatri è spuntato un piccolo lago artificiale vicino alle abitazioni. Le stazioni invernali di Campo Staffi (Filettino) e Campo Catino (Guarcino) sono sepolte da quasi un metro di neve. Impianti chiusi, ma lo spettacolo è meraviglioso.