L'ultimo provvedimento del presidente del consiglio Conte ha letteralmente stroncato ogni speranza degli albergatori della cittadina termale. Si alle cene di Natale e un secco no ai cenoni, oltre che alle svariate restrizioni che obbligano (o quasi) i turisti a stare chiusi nelle proprie case e dire un quasi addio alle feste tanto attese.

In città il giudizio è unico. «Così moriamo del tutto», sottolineano gli operatori. Da una parte si capisce benissimo che per stroncare la pandemia bisogna mettere in atto situazioni molto restrittive, ma dall'altra chi possiede un'impresa turistica ed alberghiera è ovvio che la pensi in maniera diversa. Tanto che si attendeva il lungo ponte delle vacanze per risollevare un po' la china ed invece la scure del nuovo Dpcm manda tutti in tilt.

«La pandemia, purtroppo ha mandato in tilt uno dei settori più fiorenti dell'intera penisola - spiega Franco Tucciarelli imprenditore alberghiero ed ex presidente dell'associazione albergatori di Fiuggi - ci troviamo a fronteggiare una situazione senza eguali». «Riusciamo a capire tutto quello che il governo sta mettendo in atto - rilancia Tucciarelli - ma dall'altra parte pensiamo alle nostre strutture alberghiere che sono al collasso, non lavoriamo più, ogni speranza oramai è sepolta. Attendevamo con enfasi queste feste natalizie  - puntualizza - ma l'ultimo Dpcm ha decantato finalità e restrizioni che proibiscono o quasi ogni forma di festeggiamento».

«I problemi che il settore sta affrontando sono molti e di vitale importanza  - conclude - ora viene da chiedersi il come fare per pagare tutte le tasse, i contributi, come fare per pagare le varie rottamazioni e il saldo in stralcio. Il Governo ci concede del tempo è vero ora il tutto è stato spostato al 1di marzo ma è anche vero che se si continuano di questo passo, e cioè non lavorando, non possiamo pagare e quindi le varie posizioni nei confronti dell'agenzia delle entrate si appesantirebbero ulteriormente. Ci auguriamo che il tutto prenda una piega che ci penalizzi il meno possibile ma oramai è anche vero che con le nostre strutture quello che sta morendo è la speranza di un futuro migliore».