Viviamo giorni in scanditi dalla paura del contagio, dai drammi sociali, dall'incertezza per il futuro, dove la comunicazione ufficiale e le promesse che giungono dal Governo non trovano mai conferma nella vita reale.

Così è certamente per una serie sterminata di lavoratori del comparto alberghiero abbandonati al loro destino. Costretti ogni giorno a fare i conti con la vita reale e spesso nella impossibilità di garantire un piatto di minestra alle loro famiglie. Quelli che per intendersi dal giugno scorso e sono tanti anche a Fiuggi, sono ancora lì in attesa di ricevere dall'Inps il "Fondo Integrativo Salariale" (FIS). Più o meno 800 euro al mese quale ristoro perché sospesi dal lavoro per causa di forza maggiore, avendo molti alberghi cessato di fatto, si spera in via provvisoria, la loro attività.

Centinaia di migliaia di nuclei familiari in Italia costretti a viaggiare nella terra di nessuno, dove se fossero stati licenziati avrebbero potuto far ricorso almeno alla Naspi, quella che una volta era conosciuta come indennità di disoccupazione. Rimanendo però sui libri matricola, perché com'è noto i licenziamenti sono bloccati, non possono beneficiare di questo ammortizzatore sociale che ha la durata di 24 mesi, ovvero il 50% a scalare delle settimane lavorate negli ultimi 4 anni.

Non potendo però ricorrere a questa misura perché ancora in forza nelle loro aziende alberghiere, si ritrovano senza stipendio perché costretti a casa, senza Fondo Integrativo Salariale, senza poter attingere alla Naspi, senza cassa integrazione e senza il trattamento di fine rapporto di lavoro (TFR), perché non sono stati mai licenziati.

Quindi una serie di domande spontanee all'indirizzo del Governo italiano: a quale santo, Caritas a parte, debbono votarsi questi lavoratori per garantire la sopravvivenza dei loro nuclei familiari? Alla spesa sospesa?