«Non riusciamo più a pagare l'affitto, stiamo pensando di chiudere la nostra attività», è questo il grido di allarme lanciato da alcuni ristoratori della cittadina termale. Tutto conseguenza dell'emergenza covid.

Quindi non solo gli alberghi denunciano un calo drastico di prenotazioni, anche piccole realtà economiche e i ristoranti ora lanciano l'allarme. L'unica possibilità per loro considerando gli ultimi Dpcm è lavorare con l'asporto, ma anche questa ultima opzione non sembra soddisfare gli esercenti, anche perché la domanda è quasi pari allo zero.

Le poche attività commerciali presenti nell'area del vecchio borgo sono con le spalle al muro. «Siamo arrivati all'ultimo round - spiegano alcuni di loro - in oltre 40 anni di attività, questa è la prima volta che stiamo pensando seriamente di chiudere. Ne abbiamo passate di tutti i colori ma quest'ultimo problema ci ha letteralmente mandati in crisi».

«Non riusciamo più nemmeno a pagare l'affitto dei locali, non riusciamo più a pagare gli stipendi dei collaboratori, la cassa integrazione non ci aiuta affatto e per noi è il collasso finale», l'amaro sfogo. «Non vediamo segnali positivi di nessun genere, tanti contributi sono stati sospesi ma non le tasse».

«Ci dispiace molto, la nostra l'attività è stata messa su dai nostri nonni e poi proseguita dai nostri padri con moltissimi sacrifici. Ed ora noi stiamo pensando di chiudere, la situazione ci colpisce anche dal punto di vista psicologico, ci sentiamo dei falliti ma non per colpa nostra. L'asporto funziona poco anzi quasi niente, trascorrere una serata in pizzeria era anche un pretesto per stare insieme oltre che per degustare una pizza».
Un dramma economico che pare senza fine.