Inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche. Si è discusso nell'udienza che si è tenuta ieri mattina per la vicenda giudiziaria nata dall'inchiesta "Malaffare", la prima di un processo che servirà a chiarire molti aspetti della complessa vicenda nata dagli accertamenti del Comando dei carabinieri forestali, aperta su un'ipotesi di corruzione e turbativa d'asta. La stessa in cui sono stati coinvolti l'ex sindaco di Cervaro, Angelo D'Aliesio, gli ex assessori Gino Canale e Vincenzo Ricciardelli, insieme all'ex capo dell'ufficio tecnico Enzo Pucci, all'imprenditore verolano Alfredo Coratti e al dipendente Massimo Di Camillo.

Ieri mattina l'avvocato Sandro Salera ha depositato una memoria - a firma sua e a dell'avvocato Paolo Marandola - in cui ha sollevato dubbi sulla possibilità di utilizzare le intercettazioni nate da un'inchiesta della Dda di Roma per un presunto traffico di rifiuti, tra le quali sarebbero spuntate alcune riferibili a Cervaro, inviate alla procura di Cassino per competenza. E dalle quali è nato il filone di "Malaffare".

Il riferimento è quello alla sentenza Cavallo della Cassazione (Sezioni Unite), la stessa citata in aula dall'avvocato Giuseppe Di Mascio per le medesime contestazioni. Acquisita la memoria e ascoltate le eccezioni, l'udienza è stata aggiornata al 28 gennaio. A rappresentare l'imprenditore Coratti, l'avvocato Giampiero Vellucci; Costanza De Vivo, l'operaio.
L'inchiesta
Tutto sarebbe nato da una gara d'appalto indetta a pochi mesi dalle elezioni del 2017 a Cervaro per l'assegnazione del servizio di raccolta dei rifiuti. Ci sarebbero voluti tre bandi per conoscere il vincitore definitivo e, tra un bando e l'altro, ci sarebbe stata - per gli inquirenti - qualche telefonata finita poi sotto la lente. Contatti che - stando sempre alla magistratura - sarebbero poi proseguiti anche dopo le elezioni e con bando assegnato. Cuore dell'impianto accusatorio, le intercettazioni, le stesse che anche ieri sono tornate in primo piano.