Organizzare componendo insieme e bilanciando esigenze diverse in un sistema in equilibrio dinamico, valorizzando risorse di fronte a scenari sempre più dominati dalla complessità e dall'incertezza. In una formula: perpetuum mobile. È questo il mantra che da ieri si recita all'Asl di Frosinone: cambiare, decidere in maniera rapida, ottimizzare le risorse per centrare il solo e unico grande obiettivo, ovvero l'assistenza completa ed efficace al cittadino, per vincere, in questo momento storico, una guerra contro un nemico infido come il Covid-19.

La pandemia sta rappresentando un evento epocale, soprattutto nell'organizzazione sanitaria. Un concetto esplicitato in maniera chiara, ieri, dal direttore generale Pierpaola D'Alessandro durante la conferenza di presentazione della rete ospedaliera modulata sulla base delle indicazioni impartite, il 6 novembre scorso, da una specifica ordinanza del presidente della Regione, Nicola Zingaretti. Una Asl in piena sicurezza, organizzata, pronta ad affrontare l'emergenza Covid-19 sicura dei propri mezzi e delle proprie competenze per offrire al cittadino la giusta ed adeguata assistenza.
«Non siamo più la sanità che eravamo. Quei modelli sono superati e non più riproponibili. Ce lo ha detto il Covid, ce lo ha imposto il Covid» ha detto il dg D'Alessandro.

«L'operazione che stiamo conducendo - ha proseguito la D'Alessandro - è davvero imponente, per dare una risposta ad un picco che è senza precedenti cui si unirà il picco influenzale stagionale, che stiamo aspettando tra dieci giorni al massimo. Certo, non nascondo che ci sono stati e ci sono problemi, difficoltà organizzative che la Asl in questi anni ha dovuto affrontare e che non ha saputo sempre risolvere e che con il Covid probabilmente si sono acutizzate. Dobbiamo, tuttavia, guardare la Luna e non il dito che indica alcune defaillance che abbiamo manifestato e che forse continueremo a manifestare e che vengono segnalate da cittadini e osservatori come se fossero la totalità dell'assistenza che viene offerta ogni giorno, ma che così non è. Ci sono tante cose buone che meritano di essere esaltate ed evidenziate. E noi siamo pronti a dimostrarlo».

L'organizzazione
Ma come si sta organizzando la Asl? Ad illustrare il nuovo assetto è stato il direttore sanitario facente funzioni Stefano Brighi. La provincia è stata divisa in due aree vaste: una a nord e una a sud, esattamente speculari per tipologia di offerta di assistenza sanitaria e setting organizzativo in maniera tale da garantire pari livelli di efficienza e di efficacia. Il polo ospedaliero di riferimento a nord è Frosinone, mentre a sud c'è Cassino. Entrambi parzialmente si trasformano in Covid, un assetto questo che presenta molteplici vantaggi dal punto di vista dell'offerta alla cittadinanza e di sicurezza per gli operatori. Allo "Spaziani" i posti letto Covid a disposizione sono 127 cui vanno aggiunti 20 di terapia intensiva e 4 di terapia subintensiva; al "Santa Scolastica" la disponibilità è di 72 posti letto più altri 8 di terapia intensiva. In accompagnamento all'assistenza ospedaliera c'è il rapporto col privato accreditato, che farà da azione complementare agli ospedali per quanto riguarda i posti letto che andranno a implementare in maniera sinergica e flessibile quelli degli ospedali principali.

Alatri e Sora
I due nosocomi perno, Frosinone e Cassino, saranno supportati da una attività di tipo ordinario con cui si darà assistenza ai pazienti negli ospedali di Alatri e di Sora che saranno ridisegnati. Al "San Benedetto" troveranno posto chirurgia generale, ortopedia, urologia, lungodegenza e riabilitazione e pediatria oltre a terapia intensiva, completamente rinnovata, i cui 4 posti letto saranno collaudati entro domani e potranno essere operativi; al "Santissima Trinità", che mantiene la sua vocazione di polo oncologico, la mission sarà finalizzata all'assistenza dei pazienti non Covid, integrandosi con i due poli ospedalieri di Frosinone e Cassino per: diagnosi e terapia delle patologie mediche e chirurgiche che affluiscono ai rispettivi pronto soccorso e a decongestionare le liste dei pazienti in attesa di trattamento e/o già pre-ospedalizzati. Potenzialmente, con il reperimento di ulteriori unità infermieristiche, possono essere implementati ulteriori 25 posti letto (15 di area medica e 10 di area chirurgica) qualora le condizioni epidemiologiche richiedessero una ulteriore rimodulazione dei posti letto per acuti in Ciociaria.

Anagni e Pontecorvo
In parallelo, in appoggio alla rete ospedaliera andranno la Casa della Salute di Pontecorvo e il Presidio ospedaliero di Anagni. Anagni diventerà una sorta di polo diagnostico con Tac con mezzo di contrasto, Elettromiografia oltre ad avere la chirurgia ambulatoriale; specularmente accadrà alla Casa della Salute di Pontecorvo dove si svolgeranno procedure diagnostiche anche con mezzo di contrasto e interventi di chirurgia ambulatoriale con le relative figure professionali. Senza dimenticare l'hotel assistito di Fiuggi, dove attualmente sono ospitate 9 persone, che offre alti livelli di assistenza.
Un aspetto che ha voluto sottolineare il direttore sanitario Brighi è stato quello del mantenimento delle prestazioni non Covid: «Durante il periodo di piena emergenza, nonostante tutto, siamo riusciti a garantire 647.000 prestazioni ambulatoriali, 6.000 ricoveri, 6.000 screening oncologici soprattutto della mammella e della cervice uterina e 5.000 recuperi di prestazioni ambulatoriali. Mi sembra un buon risultato».

Le altre novità e il "quinto piano"
Tra le altre novità si registrano l'allestimento di un modulo prefabbricato pretriage, al posto della tenda precedente, fuori dal pronto soccorso di Frosinone «che sarà funzionale a offrire maggiori comfort e standard di assistenza più elevati» come ha annunciato il dg D'Alessandro che poi ha lasciato al direttore delle professioni sanitarie, Lorena Martini, il compito di illustrare il "quinto piano" dello Spaziani.
«Si tratta - ha detto la dottoressa Martini - di un'area a bassa intensità di cura in cui convogliare i pazienti in valutazione di destinazione o quelli già stabilizzati, con proprio piano terapeutico, in attesa di essere dimessi o di trovare altra collocazione in altre strutture, decongestionando pronto soccorso e altri reparti. Voglio poi sottolineare il rafforzamento del telemonitoraggio che consente di controllare da remoto, tramite una centrale operativa, i parametri vitali di persone che si trovano a casa nell'ottica dell'assistenza continua e presente».

Un modello di organizzazione, dinamico, flessibile, modulare in grado di adattarsi in tempi rapidi a qualsiasi situazione, come richiede una strategia di gestione di un'emergenza. Un modello che non si sposa con rivendicazioni territoriali che, in queste settimane, sono giunte da più parti e sono state molto presenti nel dibattito. «Le richieste che ci vengo dai territori di presidi, degenze, strutture sono diverse. La sanità, in questo momento, ha bisogno di programmare un assetto differente funzionale a soluzioni rapide e tempestive. Per poter prendere decisioni rapide ed efficaci non c'è bisogno di pressioni di tipo locale, di interessi certamente legittimi di tipo locale, ma di una visione generale che tuteli realmente la comunità.

Quella del prossimo futuro sarà una sanità che non potrà più essere tirata per la giacchetta da un interesse di tipo piccolo, ma dovrà essere una sanità che guarda in grande, che vola più alto su obiettivi seri di tutela della salute pubblica complessiva. Non possiamo più permetterci una sanità che guardi o che risponda a un interesse di un professionista piuttosto che di un comune o di una comunità, che sia oggetto, in qualche maniera, di contenzioso elettorale. Questo non può essere. L'obiettivo è quello di recuperare la fiducia del cittadino, di costruire una sanità per il cittadino. Oggi non è più possibile programmare cose che saranno realizzate tra un mese o due. È il tempo dell'emergenza e delle scelte rapide e veloci».

Pericolo zona rossa
Il Covid-19 si spande in maniera veloce in tanti temono un nuovo lockdown, anche solo locale: «Del Covid - ha detto il dg - rileva maggiormente la contagiosità rispetto alla mortalità. Al momento non sussistono i presupposti numerici per misure fortemente restrittive. La soglia di attenzione è comunque molto alta, il monitoraggio è costante e puntuale e stiamo raccomandando quotidianamente a tutti i sindaci di veicolare il messaggio alla popolazione di tenere comportamenti prudenti e di rispettare tutte le regole per schermare la diffusione del virus. La battaglia non si vince negli ospedali, non la vince l'Azienda sanitaria, ma si vince con i comportamenti individuali».

«Questa organizzazione che ci stiamo dando - ha concluso il direttore generale - è solo il primo passo verso una sanità più territoriale» con l'adozione di nuove policy che siano in grado di affrontare due questioni centrali: un rilancio dei servizi socio-sanitari territoriali (si pensi a quelli domiciliari) e una più efficace gestione dei processi di integrazione ospedale - medicina territoriale per tutelare le fasce di popolazione più esposte, perché anziane o affette da patologie cronico-degenerative.