Da qualunque angolazione la si guardi, la conclusione è sempre la stessa: sono i grandi numeri, le percentuali e i rapporti a dire che la crescita dei casi è esponenziale. Negli ultimi trentanove giorni in provincia di Frosinone ci sono stati 5.971 casi, per una media di 153,10 ogni ventiquattro ore. Mentre negli ultimi ventotto giorni i contagi sono stati 5.689 (media di 203,17). Nella trentaseiesima settimana dall'inizio della pandemia, quella appena conclusasi, 2.044 positivi. Vuol dire 292 ogni ventiquattro ore. È il nuovo picco. Con questa sequenza: 87 il due novembre, 355 il tre, 276 il quattro, 394 il cinque, 349 il sei, 301 il sette, 282 l'otto. Per quanto riguarda il mese di novembre, bisogna aggiungere i 399 casi del primo del mese. A novembre quindi 2.443 nuovi casi in otto giorni. Per una media di 305,37.

La matematica del contagio
C'è una recente analisi del professor Riccardo Cesari, professore di matematica dell'Università di Bologna e consigliere Ivass. Il quale ha diviso la pandemia in 5 fasi. Noi abbiamo trasportato lo studio sui numeri della provincia di Frosinone. La prima fase è quella della crescita, che si è registrata a marzo. Dove in provincia di Frosinone la media è stata di 13,8 casi al giorno. La seconda fase è quella catalogata come la decelerazione progressiva e comprende i mesi di aprile e maggio: in provincia media quotidiana di 4,23 positivi ogni ventiquattro ore. Poi la fase della stabilizzazione, giugno e luglio. Media di 0,405. Ad agosto e settembre la quarta fase, della ripresa della curva. In Ciociaria media di 6,295 casi. Quindi arriviamo a ottobre-novembre: la media in provincia è di 209,585 nuovi casi al giorno.

Non c'è bisogno di raffronti per capire come sia cambiata la situazione. Più volte in questi mesi abbiamo sentito parlare di crescita esponenziale, specialmente in questa seconda ondata. Un concetto difficile da familiarizzare. Ma più volte gli esperti hanno fatto riferimento ad un aneddoto indiano. Che è questo: un re volle ricompensare il bramino Sissa Ibn Dahir per aver inventato una versione del gioco degli scacchi. Il bramino accettò chiedendo del grano. Ma pretendendo una regola: un chicco nella prima casella, due nella seconda, quattro nella terza, raddoppiando ogni volta fino alla sessantaquattresima casella. Il sovrano accettò di buon grado, giudicando evidentemente modesta la richiesta di Sissa. Poi però i suoi consulenti calcolarono che non ci sarebbe stato grano a sufficienza. Perché la regola del bramino avrebbe portato a 18.446.744.073.709.551.615 chicchi di grano in totale.

Il trend della curva
Questa l'evoluzione mensile: 13,8 casi al giorno a marzo, 7,63 ad aprile, 0,83 a maggio, 0,46 a giugno, 0,35 a luglio, 5,16 ad agosto, 7,43 a settembre, 113,8 a ottobre. E a novembre finora 305,37. D'altronde bastano i numeri assoluti: 3.528 contagiati ad ottobre, in trentuno giorni. A novembre 2.443 in otto. Rispetto a marzo una media superiore di 22 volte.
Il confronto per settimane: 1,14 casi al giorno la prima, 7,4 la seconda, 15,85 la terza, 30,57 la quarta, 15,71 la quinta, 8,42 la sesta, 6,71 la settima, 5 l'ottava, 2 la nona, 1 la decima, 0,85 l'undicesima, 0,42 la dodicesima, 0,71 la tredicesima, 0,57 la quattordicesima, 0,57 la quindicesima, 0,14 la sedicesima, 0,57 la diciassettesima, 0,85 la diciottesima, 0 la diciannovesima, 0,57 la ventesima, 0,28 la ventunesima. E 0 casi nella ventiduesima. Quindi, 1,14 nella ventitreesima e nella ventiquattresima, 5,85 nella venticinquesima, 14,14 nella ventiseiesima. E 6,2 nella ventisettesima. Poi 5,57 nella ventottesima. E 2,28 nella ventinovesima, 14,14 nella trentesima. Nella trentunesima 15, nella trentaduesima 29,14. Nella trentatreesima settimana la media è stata di 101,57 al giorno. Nella trentaquattresima 183,28, nella trentacinquesima 235,86. Infine, nella trentaseiesima 292. È la quarta settimana consecutiva di nuovo picco. Ma soprattutto, precedentemente il record c'era stato nella quarta settimana, con 30,57. Sono i numeri e le percentuali a dare la dimensione. Dall'inizio della pandemia (primo caso il due marzo) ci sono stati 7.058 contagi in Ciociaria.

Quota 7.000 è stata superata. Per superare i 1.000 casi in Ciociaria sono dovuti però trascorrere ben 209 giorni, dal due marzo al ventiquattro settembre. Per arrivare a 2.000 invece sono passati 24 giorni, dal venticinque settembre al diciotto ottobre. Mentre per superare i 3.000 casi di giorni ne sono bastati 6, dal diciannove al ventiquattro ottobre. Poi, da 3.000 a 4.000, appena 5 giorni, dal venticinque al ventinove ottobre. E da 4.000 a 5.000 soltanto 3 giorni: trenta ottobre, trentuno ottobre, primo novembre. Sono stati 4 per arrivare a 6.000: dal due al cinque novembre. 3 giorni per arrivare da 6.000 a 7.000: dal sei all'otto novembre. Questa la sequenza quindi: 209-24-6-5-3-4-3.
Dal sedici ottobre Ciociaria sempre in tripla cifra, tranne il due novembre (87). Un ulteriore parametro che caratterizza la seconda ondata autunnale.

Gli indici aggiornati
I contagiati dall'inizio della pandemia sono 7.058 Gli abitanti di questa provincia sono 489.083. Vuol dire che c'è stato un caso positivo ogni 69,29 residenti. Per una percentuale dell'1,44%. Il tasso di mortalità misura il rapporto tra i decessi (81) per la pandemia e il numero degli abitanti. Significa che c'è stato un decesso per Coronavirus ogni 6.038,06 abitanti. Con un indice di mortalità pari allo 0,016%. Poi c'è l'indice di letalità, cioè il rapporto tra persone finora contagiate (7.058) e decessi (81). La percentuale è dell'1,14%. Vuol dire un decesso ogni 87 persone contagiate.
La rete ospedaliera
Pierpaola D'Alessandro, direttore generale della Asl di Frosinone, sta mettendo a punto il piano provinciale dei posti letto sulla base dell'ordinanza regionale firmata da Nicola Zingaretti. Il piano di potenziamento prevede 80 posti letto per pazienti Covid all'ospedale di Cassino. Questo invece l'assetto al Fabrizio Spaziani di Frosinone: a regime 127 posti letto ordinari e 24 per la Terapia intensiva e Subintensiva. In tutto 151 postazioni dedicate a malati di Coronavirus. A marzo e aprile, nel momento del maggior impatto della pandemia, ce n'erano 106. Poi ci sono anche i posti letto nelle Rsa convenzionate: 24 al San Raffaele di Cassino, 89 alla Città Bianca di Veroli, 29 a Villa Gioia di Sora». Dunque, ricapitolando: 231 posti negli ospedali di Frosinone e Cassino, 142 nelle Rsa convenzionate. In totale 373, ma possono aumentare ulteriormente. Le prossime tre settimane saranno quelle del picco, come annunciato dalla Regione. Il Fabrizio Spaziani di Frosinone è Covid hospital e hub di riferimento da marzo.

I reparti schierati sulla linea del fronte sono quelli di Malattie infettive, Medicina d'urgenza Covid, Medicina Covid, Pneumologia e Terapia intensiva. In Rianimazione in questo momento sono ricoverati 15 pazienti Covid. Con un'età media di 65 anni. Resta di attualità il tema della forte pressione sui Pronto Soccorso delle quattro strutture ciociare: nei giorni scorsi una media di 100-120 accessi si sospetti pazienti Covid al giorno, la metà dei quali a Frosinone. Con punte di 30-40 positivi al tampone nelle corsie in attesa di essere poi ricoverati nei reparti dedicati. Ieri però la situazione era sotto controllo. Ma è evidente che la Asl si sta preparando a fronteggiare l'ulteriore aumento dell'ondata autunnale della pandemia. Da oggi tutti i pazienti no Covid saranno ricoverati negli ospedali di Alatri e Sora.

Gli altri numeri
In sorveglianza domiciliare ci sono 3.500 persone positive al Covid. Poi 4.000 negativi che fanno parte dei link. Uno sforzo enorme per la Asl sul piano del monitoraggio e del tracciamento. Per quanto riguarda i tamponi effettuati quotidianamente, sia viaggia ad una media compresa tra i 2.800 e i 3.000 al giorno. Il rapporto positivi-tamponi si mantiene intorno al 10-11% in Ciociaria. A marzo e aprile se ne effettuavano 300. In questo momento ci sono due fronti. Il primo è quello dei Drive della Asl a Frosinone, Cassino e Sora, dove si effettuano test molecolari. Poi ci sono i tamponi rapidi nelle 16 strutture ciociare autorizzate. Oggi inizia la trentasettesima settimana dall'inizio dell'emergenza Coronavirus.