Gabriel prova a sopravvivere. Quanto abbia provato a sopravvivere ce lo raccontano «i segni che ha sul volto.
Sono quelli che indicano la sua strenua resistenza. Il piccolo ha certamente cercato di lottare: la Di Bona ha usato entrambe le mani per soffocarlo, ce lo dicono i graffi che lei ha su entrambi i polsi». Un racconto duro, quello portato in aula ieri mattina dalla dottoressa Roberta Bruzzone criminologa investigativa e psicologa forense consulente dell'avvocato Luigi D'Anna, difensore di Nicola Feroleto.

Per la prima volta dall'inizio del processo Nicola, accusato di omicidio volontario aggravato per la morte del piccolo Gabriel insieme all'ex compagna Donatella, madre del piccolo non è presente in aula. Segue tutto attraverso un pc posizionato in aula e collegato con il carcere di Frosinone, come disposto dalla Corte, nel massimo rispetto dell'emergenza sanitaria. Fra due settimane sarà giudicato in primo grado: venerdì prossimo, infatti, le discussioni. E quello successivo la sentenza.

Un processo complesso, dove contraddizioni e dubbi non mancano di certo. Ieri mattina, dopo l'escussione di un medico di base e di un altro del Pronto soccorso (che poco hanno aggiunto al quadro già tratteggiato su Donatella) è stata ascoltata una vicina di casa della famiglia Di Bona che ha confermato di non aver visto nessuno nel campo dell'orrore tra le 15 e le 15.15, avendo percorso a quell'ora la strada che lo costeggia.
Quindi ha preso la parola la dottoressa Bruzzone, spiegando la sua tesi con l'ausilio di foto proiettate in aula.

Le tesi della criminologa
Per la criminologa di fama nazionale le certezze sarebbero almeno tre: Gabriel non sarebbe stato ucciso nel campo ma in casa; Nicola non sarebbe stato presente al momento dei fatti; il bambino avrebbe tentato in ogni modo di sopravvivere, di tentare di sottrarsi a quall'asfissia meccanica avvenuta con pressione manuale e non con il "famoso" calzino trovato sul terreno, forse «perso durante il depistaggio di Donatella, che poggia appena a terra il bambino già morto e torna indietro, fingendo un investimento».

L'analisi parte dai sopralluoghi effettuati: dall'abitazione con il tetto in plastica, a tratti in lamiera dove c'era una stanza da letto, un bagno e cucina ancora sotto sequestro. E dal campo dell'orrore, a pochi passi da lì, mai sequestrato. «In casa, oltre al disordine e alla carente situazione igienico-sanitaria, l'elemento che mi colpì furono le scarpette del bambino, sotto il letto. Scarpe non nuove, ma usate, che non hanno presentato tracce di terreno (quello del campo dell'orrore). Un dettaglio che già in prima battuta mi fece venire il sospetto che la scena del crimine fosse un'altra, sospetto che per me oggi è qualcosa di più.
Nessuno esce di casa senza scarpe e in calzamaglia prosegue la Bruzzone Quando Gabriel è fuori casa, morto, sottoposto ai tentativi di rianimazione, ha solo la calzamaglia mentre nelle immagini della mattina, nel negozio a Cassino, Gabriel le scarpette ce le ha».

«Non riesco a collocare Nicola sulla scena del crimine, lui che continua a frequentare il piccolo, nonostante la sua situazione privata e lavorativa. Poche ore prima compra un gioco al figlio, venti minuti prima esce con Donatella e hanno un rapporto orale, venti minuti dopo si trasforma in un mostro e resta a guardare». E ancora: «Quando il piccolo forse era stato "solo" investito, la nonna afferma che quei graffi sul volto se li sarebbe fatti da solo. Cosa poi vera, quando verrà accertato il suo tentativo di difesa. Come fa a saperlo già in quel momento?».

«Gabriel per me è morto tra le 14.30 e 15.10 all'interno dell'abitazione. Ucciso da un soggetto con entrambe le mani, per almeno 8 minuti. Il bambino ha tentato in tutti i modi di respirare. Credo che Donatella abbia ucciso il figlio in casa per poi mettere in scena il depistaggio.
Escludo la presenza di Feroleto» conclude la Bruzzone.
Chiesta poi una perizia psichiatrica per Nicola: richiesta rigettata dopo le opposizioni delle difese di parte civile Alberto Scerbo, Giancarlo Corsetti e Luigi Montanelli e dei pm Maisto e Bulgarini. Revocati i testimoni della difesa di D'Anna, perché non determinanti. Venerdì si discute.