Fiat Chrysler Automobiles ha messo a segno nel mese di ottobre una migliore performance rispetto al mercato, grazie soprattutto all'andamento dei marchi Jeep e Fiat e ha aumentato le immatricolazioni del 12,57% rispetto a ottobre dello scorso anno. Una buona notizia, tuttavia, che però non ha ottime ripercussioni sullo stabilimento Fca di Piedimonte San Germano che produce le vetture a marchio Alfa.

Il Biscione, infatti, in controtendenza con i dati del mercato e del gruppo Fca perde quasi il 16%, anche se il Suv Stelvio resta il più venduto all'interno della sua categoria. Questi ultimi due mesi del 2020, a Cassino, saranno determinanti per smaltire le ultime unità di Giulietta: poi, dal 2021, si parte con il Suv della Maserati, Grecale e, in contemporanea, ci sarà la nascita di Stellantis: il gruppo che nascerà dalla fusione tra Fca e Psa. C'è attesa non solo nella fabbriche italiane di Fca, ma anche e soprattutto nell'indotto. Che in queste ore è in fermento. Ieri i metalmeccanici hanno incrociato le braccia con uno sciopero che su tutto l'indotto di Cassino è stato pari a circa il 65%. Ma perchè i metalmeccanici hanno incrociato le braccia?

Nella sostanza dei fatti chiedono il rinnovo del contratto dopo che, a inizio ottobre, si è interrotta la trattativa con Federmeccanica che non vuole concedere aumenti salariali. Per l'accordo che riguarda circa un milione e mezzo di lavoratori Fiom, Fim e Uilm hanno organizzato dalle 10 un presidio a piazza dell'Esquilino a Roma e in altre città, da Torino a Napoli, nel rispetto delle norme anti Covid 19. Lo sciopero «è per il salario, la sicurezza e l'occupazione», ha detto la segretaria generale della Fiom, Francesca Re David. «Non è accettabile che i lavoratori metalmeccanici siano considerati indispensabili e poi gli si dica "zitto e lavora, non è il momento di rivendicare i tuoi diritti". Era proprio il momento di fare lo sciopero».

Gli fa eco il segretario nazionale della Fim-Cisl Fernando Uliano: «Bisogna difendere l'occupazione e rilanciare l'industria metalmeccanica». A tirare le somme è lo storico sindacalista Giorgio Airaudo, che dice: «Lo sciopero è riuscito con punte di adesione dell'80-90% nonostante sia stato uno degli scioperi più difficili che conosca perché organizzato nel mezzo di una pandemia con centinaia di assemblee tra i lavoratori, molte delle quali all'aperto, nel pieno rispetto delle norme di sicurezza. C'è bisogno che Federmeccanica faccia il contratto con l'aumento salariale e riconosca il contributo che stanno dando i lavoratori in questo difficile momento, che devono poter lavorare senza la preoccupazione per il posto di lavoro e in condizioni di sicurezza.