Hanno ascoltato il pubblico ministero, i loro avvocati di parte civile e poi le difese degli imputati. Nell'aula del tribunale di Frosinone, dove è in corso l'udienza preliminare per le morti e le malattie che l'accusa imputa all'inquinamento provocato dallo stabilimento Marangoni Tyre, anche ieri le parti offese non sono mancate all'appuntamento. In 28 su 57 si sono costituite attraverso gli avvocati Alessia Maggi, Angelo Galanti e Caterina Frattali.

Davanti al giudice Antonello Bracaglia Morante, è stata la volta del pubblico ministero Vittorio Misiti concludere. Il pm ha chiesto il processo per tutti, così come i legali delle parti civili.
La procura di Frosinone che, peraltro, tra il 2017 e il 2019 aveva per tre volte avanzato una richiesta di archiviazione sulla quale c'era stata l'opposizione delle parti civili, contesta i reati di disastro ambientale, omicidio colposo e lesioni personali gravissime a Massimo Alessandri, 56 anni, di Rovereto, ex presidente del cda della Marangoni Tyre, consigliere delegato, amministratore unico e liquidatore della società; Mario Marangoni, 89, di Rovereto, già presidente del cda; Giorgio Italo La Manna, 76, di Barletta, consigliere delegato della Marangoni Tyre dal 2009 al 2012; Gerardo Magale, 71, di Frosinone, ex direttore dell'organizzazione della fabbrica e procuratore speciale; Gian Luigi Carnevale, 49, di Roma, ex direttore della società e della produzione; Luigi Marco Pucinischi, 56, di Latina, ex responsabile tecnico della società, difesi dagli avvocati Nicola Ottaviani, Enrico Morigi e Roberto Fiore.

Le parti offese sono 57 e sono residenti nella zona dell'Anticolana. Si sono ammalate nel tempo di varie patologie, tanto che 21 sono morte tra il 2004 e il 2014.
Dopo le schermaglie procedurali della scorsa udienza, il procedimento è entrato nel vivo. Un processo che si baserà anche sulle consulenze per dimostrare, in un caso, che l'inquinamento è dovuto alla Marangoni, secondo l'interpretazione di procura e parti civili, e nell'altro, per quanto riguarda le difese, che è causato da altri fattori non imputabili all'azienda. Infatti, ieri, i difensori hanno insistito sul punto, ritenendo che, nel raggio di un chilometro dall'azienda le concentrazioni di diossina sono inferiori di dieci volte rispetto al limite massimo previsto per legge. Hanno cercato allora di ricondurre l'inquinamento, morti e malattie o ad altre industrie o alla presenza degli assi viari (strade provinciali e autostrade).
Al termine degli interventi il gup ha aggiornato l'udienza al 24 novembre per le repliche e la decisione sul rinvio a giudizio.