Determinati ma silenziosi. A sottolineare tutta la drammaticità del momento e la sua gravità. Ieri mattina in piazza Santa Restituta c'erano i titolari di ristoranti, trattorie, bar, pizzerie, enoteche, pub, bistrot, pasticcerie, tutti uniti nel gridare il loro no alla stretta sancita dall'ultimo Dpcm sugli orari di apertura. Chiudere l'attività alle 18 per molti di loro vuol dire "morire".

Il settore cosiddetto Horeca (acronimo di hotellerie, restaurant café oppure catering) è tra i più colpiti dal decreto insieme a palestre, piscine, centri sportivi e benessere, già chiusi. Raffaele Russo, tra i fautori del gruppo Horeca di Sora, titolare del ristorante "Il Grottino", spiega lo scopo del flash mob inscenato ieri mattina in piazza da una trentina di operatori della città in silenzio con tanto di striscione: "Gli untori non siamo noi".

«Una manifestazione pacifica per far capire alle persone qual è il nostro messaggio: abbiamo investito tempo soldi e formazione per attrezzare i nostri locali.
La situazione attuale dei contagi non dipende dalle nostre attività». La gente passa e guarda incuriosita la scena. In molti si avvicinano e chiedono informazioni, scattano foto, girano brevi video. E solidarizzano con gli esercenti. Sostegno alla protesta degli operatori arriva anche dai social.

«Abbiamo bisogno della solidarietà della cittadinanza, chi ci conosce sa bene come lavoriamo - aggiunge Raffaele Russo - Dunque il messaggio è rivolto soprattutto a chi ci conosce poco: siamo consapevoli dell'emergenza e ci siamo mesi in moto con tutte le nostre possibilità, dal take away alle consegne a domicilio. Un modo per dire che le nostre aziende, nonostante tutte le difficoltà, ci sono ancora. I nostri locali creano aggregazione e se questa non si può fare allora ci organizziamo affinché i nostri prodotti siano fruibili in un altro modo».

Si sentono soli, scaricati dal governo. E non solo. Ieri mattina a solidarizzare con loro non c'era nessuno del Comune. «Sono state avvertite le autorità locali, sindaco compreso, ma forse per via di impegni precedenti non si è presentato nessuno - taglia corto Russo - Vogliamo avere un rapporto proficuo e collaborativo con il Comune, non bastano solo le raccomandazioni sanitarie, bisogna rimarcare anche il lavoro di chi si è adeguato alle regole investendo soldi ed energie. Non viene mai ricordato che rispettando le norme le attività aperte si possono frequentare con sicurezza. Ci aspettiamo dalle autorità locali solidarietà e un aiuto, ad esempio operando per calmierare gli affitti dei locali».

E l'ulteriore stretta che oggi stesso il governo potrebbe decretare fa tremare i polsi: «Se così sarà dovremo arrangiarci con il solo servizio a domicilio - conclude Raffaele Russo - Sarà un'ulteriore mazzata sul nostro settore. E non ne beneficerà nessuno».