Morte di Michele Liburdi. Una consulenza medico-legale per stabilire le cause del decesso del cinquantaquattrenne di Giuliano di Roma, avvenuta il 22 luglio del 2018. Sotto accusa per omicidio preterintenzionale, il ventiquattrenne Matteo Verdicchio di Frosinone. Venerdì scorso è stato ascoltato il perito incaricato dal gip Bracaglia Morante, il professore Saverio Potenza dell'istituto di Medicina legale Tor Vergata di Roma.

Il prossimo 12 febbraio si terrà la discussione rispetto a quelle che sono le ipotesi emerse venerdì. Matteo Verdicchio, ha scelto di affrontare il processo con il rito abbreviato. Il giovane è difeso dall'avvocato Giampiero Vellucci, mentre gli eredi di Liburdi, si sono costituiti parte civile con gli avvocati Nicola Ottaviani e Marco Maietta.

Stando alle accuse Verdicchio avrebbe colpito Liburdi al termine di una discussione dapprima con un pugno sul viso, facendolo cadere contro un'auto parcheggiata dietro di lui, per poi continuare a colpirlo con pugni. L'uomo è poi morto lo stesso giorno, due ore dopo, a seguito di un'emorragia alla milza.

Il cinquantaquattrenne ha avuto un indebolimento alla milza a seguito di una patologia di cui soffriva. Da capire se i colpi di cui è accusato Verdicchio abbiano fatto esplodere la milza alla vittima. Se la milza è esplosa subito, oppure se a distanza di qualche ora. E non solo, se la rottura è avvenuta quando sarebbe stato spinto verso lo specchio dell'auto o se dopo l'impatto sull'asfalto. Altra ipotesi emersa, quella che dopo i colpi e la caduta (come avrebbero dichiarato alcuni testimoni) il frusinate con le ginocchia abbia premuto sul petto di Liburdi e la milza sia scoppiata.

Il giovane frusinate ha sempre respinto l'accusa di aver colpito alla milza Liburdi, ma avrebbe affermato di essere caduti insieme dopo un brevissimo "corpo a corpo". Fin dall'inizio la difesa del ventiquattrenne ha sostenuto che il contatto tra i due era comunque avvenuto almeno un paio di ore prima in cui Liburdi aveva avvertito sintomi che poi lo hanno condotto alla morte.

Alla base del violento litigio, secondo quanto riferito dall'imputato durante l'interrogatorio al quale era stato sottoposto durante le indagini, la richiesta di restituzione di denaro dal giovane a un congiunto della vittima. Il frusinate sarebbe andato a casa dell'uomo e lì avrebbe incontrato Liburdi. I due allora si erano spostati per un chiarimento nel piazzale di un bar sulla Monti Lepini nel territorio di Patrica.
A febbraio, dunque, la discussione rispetto a quelle che sono le tre ipotesi emerse venerdì scorso.