Come una valanga. Il mese di ottobre ha polverizzato tutti i record di contagi anche in provincia di Frosinone. Sia per quanto riguarda i dati mensili che quelli settimanali. Ma è l'analisi quotidiana che tratteggia alla perfezione l'impatto della seconda ondata.
Il profilo verticale
In totale ad ottobre ci sono stati 3.528 nuovi contagiati in provincia di Frosinone. Per una media di 113,8 al giorno. Mentre la trentacinquesima settimana (che si chiude oggi) ha fatto registrare finora 1.252 positivi in sei giorni. Per una media di 208,6 infezioni al giorno. A meno di un clamoroso "raffreddamento" di oggi, sarà questo il nuovo picco. C'è poi la progressione degli ultimi venti giorni: 30 contagi il dodici ottobre, 39 il tredici, 63 il quattordici, 24 il quindici, 100 il sedici, 180 il diciassette, 275 il diciotto, 104 casi il diciannove, 147 il venti, 159 il ventuno, 199 il ventidue, 144 il ventitré, 281 il ventiquattro, 249 il venticinque, 125 il ventisei, 166 il ventisette, 242 il ventotto, 184 il ventinove, 268 il trenta, 267 il trentuno. Vuol dire 3.246 nuovi contagi in totale, per una media di 162,3 ogni ventiquattro ore. Ad ottobre ci sono stati dunque 3.528 dei 4.615 contagi totali dall'inizio dell'emergenza in provincia di Frosinone. Il 76,44%. Il mese era cominciato con 15 nuovi casi e fino al quindici mai si era andati in tripla cifra. In assoluto.

Poi il sedici ottobre 100 contagi. E da quel giorno non si è scesi più in doppia cifra. Ma c'è un altro elemento che va tenuto in considerazione. È stata superata quota 4.000 contagi, passando da 3.000 a 4.000 con una velocità mai registrata prima. Vale a dire 5 giorni. Per superare i 1.000 casi in Ciociaria erano dovuti trascorrere 209 giorni, dal due marzo al ventiquattro settembre. Per arrivare a 2.000 invece erano passati 24 giorni, dal venticinque settembre al diciotto ottobre. Mentre per superare i 3.000 casi di giorni ne erano bastati 6, dal diciannove al ventiquattro ottobre. Poi, da 3.000 a 4.000, appena 5 giorni, dal venticinque al ventinove ottobre. Questa la sequenza quindi: 209-24-6-5. E in appena due giorni siamo già arrivati a 4.615. Vero che la maggioranza delle situazioni vede persone asintomatiche o paucisintomatiche, come dimostra il numero esorbitante di persone per le quali viene disposta la sorveglianza domiciliare. Siamo oltre quota 2.000 in Ciociaria adesso. Però è proprio la quantità dei contagiati che inevitabilmente ha comportato pure un aumento dei ricoveri. Il Fabrizio Spaziani di Frosinone, Covid hospital e hub di riferimento del territorio, ha già superato le cifre della prima ondata, quando i posti letto a disposizione erano 106. E adesso ci sono pure due Rsa convenzionate, Ini Città Bianca e Villa Gioia, che accolgono malati di Coronavirus. Mentre sono 15 le persone ricoverate nel reparto di terapia intensiva.

Ascesa, discesa e risalita
Un dato per capire le proporzioni. A marzo, il mese dell'impatto, ci sono stati 416 contagi in trenta giorni. Per una media di 13,8 ogni ventiquattro ore. A ottobre i casi positivi sono stati 3.528 (media di 113,8). Significa 8,4 volte di più. Ad aprile i casi erano stati 229. Poi il collasso di maggio (0,83), seguito da quelli di giugno (0,46) e luglio (0,35). Quindi la ripresa di agosto (5,16) e settembre (7,43). Ma nulla in confronto all'esplosione di ottobre (113,8). Per tantissime settimane, dall'undicesima (18-24 maggio) alla ventiduesima (3-9 agosto) l'incidenza settimanale era sempre rimasta sotto quota 1 come media. E in due settimane, precisamente la diciannovesima (13-19 luglio) e la ventiduesima (3-9 agosto), ci sono stati zero casi. Il 17 giugno, sembra un secolo fa, l'ospedale Fabrizio Spaziani di Frosinone era Covid free: nessun malato di Coronavirus dopo 109 giorni. E in quel periodo lì, in ventotto occasioni su quarantotto si registrarono zero contagi. L'otto giugno, a cento giorni dall'inizio della pandemia, i dati in provincia di Frosinone erano questi: 675 contagiati totali, zero nuovi casi positivi e 93 persone in isolamento domiciliare. Oggi siamo a 4.615 contagi, 267 nuovi casi giornalieri e oltre 2.000 persone in sorveglianza domiciliare.

Il fattore tamponi
All'inizio di test molecolari in provincia di Frosinone se ne effettuavano pochi. Poi, a partire dalla seconda metà di marzo, si arrivò ad una media di 300 al giorno. Nulla in confronto ad ora: si viaggia ormai ad una media di 1.600 al giorno nelle tre postazioni Drive Throgh di Frosinone, Cassino e Sora. Con punte perfino di oltre 2.000. Una media di 1.600 tamponi ogni ventiquattro ore, per trentuno giorni, fa 49.600. Vuol dire che viene trovato un positivo ogni 14 persone testate. Una media del 7,1%. Si tratta di un rapporto direttamente proporzionale tra tamponi effettuati e casi positivi riscontrati. È un fattore che va considerato. Così come quello dei decessi. Sono 68 in totale in Ciociaria. Ma la maggioranza delle morti è avvenuta nei primi mesi. Il che vuol dire che oggi un paziente Covid, anche quando ha bisogno del ricovero in ospedale, viene curato meglio rispetto all'inizio.

Le tappe della pandemia
Il prologo c'è stato nella notte tra il 30 e il 31 gennaio. Due turisti cinesi sono stati appena ricoverati allo Spallanzani di Roma per Coronavirus. Poche ore dopo a bordo di un pullman, a Cassino, viene rintracciato il resto della comitiva di turisti. Nessuno di loro è sceso dal bus. Ad ogni modo i sanitari dell'ospedale Santa Scolastica vengono allertati, però poi per maggiore sicurezza si decide di non far scendere i turisti. L'allora manager della Asl Stefano Lorusso inizia un vorticoso giro di telefonate con i Prefetti di Frosinone e di Roma. Quindi si mette in contatto con i dirigenti dell'ospedale Spallanzani di Roma. Dirà successivamente Lorusso a Ciociaria Oggi: «I due turisti cinesi facevano parte di una comitiva che da giorni stava visitando l'Italia, ma dalla quale si erano separati già da tempo. Comitiva che poi, tra le varie tappe, è arrivata anche a Sorrento e da lì questa notte (ndr: quella fra il 30 e il 31 gennaio) si sarebbe dovuta fermare a Cassino. Avvisati che il pullman era sull'A1 diretto a Cassino, insieme alla Polizia mi sono recato personalmente al casello di Cassino.

Qui l'autobus è stato fermato e insieme agli agenti è stato consigliato di riprendere la marcia verso Roma per accompagnare la comitiva, a scopo precauzionale, allo stesso Spallanzani per i controlli del caso, essendo stati i turisti che erano giunti al nostro casello a contatto con i due ricoverati con sintomi sospetti all'ospedale capitolino». Da quel momento passa circa un mese. Poi il ventinove febbraio, nella sala teatro della Asl di Frosinone, il direttore generale della Asl Stefano Lorusso incontra i sindaci del territorio. L'imperativo è il seguente: "bandire il panico". Ma non con l'obiettivo di ridimensionare la situazione, bensì per prepararsi ad affrontarla al meglio. Il ventinove febbraio il Coronavirus ha già mandato in tilt la Lombardia, il Veneto e l'Emilia Romagna.

La "guerra", infatti, è iniziata a Codogno il venti febbraio. Con il "paziente uno", considerando che quello "zero" non è stato mai trovato. Il 7 marzo inizia la trasformazione del Fabrizio Spaziani di Frosinone in Covid hospital. Verranno attrezzati 106 posti dedicati ai pazienti Covid: 26 a Malattie infettive, 40 a Medicina Covid, 20 a Medicina d'urgenza Covid, 20 a Terapia Intensiva. Il 10 marzo il decreto con il quale si istituisce il lockdown. Quindi, nella quarta settimana, dal ventitré al ventinove marzo, il picco dei contagi di quel momento, che ha "resistito" fino ad ottobre: 214, per una media di 30,57 al giorno. Con un peso non indifferente di diversi cluster. Il 24 aprile, dopo tanto tempo, in provincia di Frosinone si registrano zero contagi. Funzionano le misure di distanziamento sociale ma anche le cure. La curva comincia a scendere. Per l'intero mese di maggio, 26 casi in trentuno giorni. La media è dello 0,83 al giorno. E in sedici occasioni su trentuno "zero contagi". I reparti Covid dello Spaziani si svuotano. L'emergenza sembra alle spalle. Il tre giugno ricominciano gli spostamenti tra regioni. Fine del lockdown. Inizia quella che molti esperti definiscono la fase della convivenza con il virus. Del resto abbiamo detto: situazione sotto controllo a luglio, rialzo contenuto ad agosto. Poi a settembre sul versante dei contagi si torna ai livelli di aprile: 7,43 al giorno. Fino all'esplosione di ottobre: 113,8.

I diversi indici
Il numero dei contagiati in provincia di Frosinone è di 4.615. I decessi sono stati 68. I residenti nei 91 Comuni ciociari sono 489.083. Il tasso di mortalità misura il rapporto tra i morti per la pandemia e il numero degli abitanti. Significa che c'è stato un decesso per Coronavirus ogni 7.192,39 abitanti. Con un indice di mortalità pari allo 0,0139%. Dividendo invece il numero degli abitanti per quello dei contagiati (4.615), emerge che in Ciociaria è stata infettata una persona ogni 105,97. Per una percentuale dello 0,94%. Poi c'è l'indice di letalità, cioè il rapporto tra persone finora contagiate (4.615) e decessi (68). La percentuale è dell'1,47%. Per fare un raffronto, ad aprile, dopo cinquanta giorni di pandemia, il tasso di letalità in Ciociaria era pari al 6,9%. In quel momento c'erano 586 contagiati e 41 decessi per Covid-19.