Casa famiglia, due parole, un luogo, tanti significati.
Per chi lavora nel sociale una casa famiglia rappresenta un mondo, per alcune famiglie rappresenta l'inferno, per le forze dell'ordine e per i tribunali rappresenta un rifugio. Ma cosa rappresenta in realtà per i veri protagonisti, per i bambini, per i ragazzi? Cosa è per loro la casa famiglia? È quel luogo sicuro, un posto in cui la violenza non c'è, in cui un abbraccio arriva dal cuore, in cui gli abusi restano fuori e in cui si trovano anche amici, in cui gli adulti non fanno paura. Un luogo di passaggio, certo, prima di tornare con i genitori, quando se ne verificano le possibilità, prima di trovarne di nuovi, prima di acquistare la normalità e il diritto all'infanzia che è ancora negato, purtroppo, a molti bambini. In questo mondo fatto di regole, protezione, amore e risate ci sono dei professionisti.

Simona Di Mambro e i suoi "Naviganti" sono in ballo, nella tempesta, fin dal 2004. Tantissimi i bambini che sono stati accolti nelle strutture della cooperativa. Ma nel cuore di Simona c'è sempre stato un grande cruccio. Cosa accade a chi resta fuori dal sistema? A quei ragazzi che arrivano quando sono troppo grandi e in pochi li vogliono adottare, ma sono ancora troppo piccoli per renderli autonomi. Piccoli ometti e donnine, che dal mondo hanno avuto solo porte sbattute in faccia, anche da chi li avrebbe dovuti mettere al primo posto sopra ogni cosa. Nel tempo le strutture sono aumentate, così come il flusso dei bambini in arrivo. Pian piano da una casa, il gruppo di piccoli accolti da "I Naviganti" sono diventati una vera e propria comunità.

Per loro operatori e responsabili lavorano incessantemente con amore giorno e notte, accompagnandoli in percorsi che spesso portano a una fine fatta di un'adozione o di un rientro in un luogo sicuro. Impossibile lasciare solo chi resta, in un mondo che corre e in cui l'indifferenza ferisce più di un'arma affilata. Così sta per nascere Kirikù, una casa famiglia per i ragazzi dai 18 ai 21, un porto sicuro in cui prepararsi a "partire" per un grande viaggio che è quello della vita. «"Kirikù" sarà una casa con regole e con sostegno, dedicata ai ragazzi più grandi spiega Di Mambro Potranno essere aiutati a inserirsi nel mondo del lavoro, a finire il percorso di studi.
Avranno più autonomia, perché la struttura si trova in città. Anche in casa famiglia si diventa grandi ed è necessario seguire le esigenze di tutti».

In tanti pensano che le case famiglia siano esclusivamente dei progetti per far soldi, alcuni li hanno definiti "lager" per i più piccoli, una macchina realizzata da persone senza scrupoli a danno dei bambini, contro genitori amorevoli. Inutile negare che anche il sistema può sbagliare, che a volte è imperfetto, ma queste eccezioni fanno arrabbiare i professionisti seri ancora di più di quanto indignino l'opinione pubblica. In molti casi le case famiglia salvano non solo i bambini, anche chi si trova dietro di loro, madri vittime di abusi, padri con problemi di dipendenze, situazioni di disagio che restano chiuse anche dietro le porte dei vicini.

«I bambini non sono soldi e pagamenti, sono enormi responsabilità. Ognuno di loro è un mondo, vorresti vederli sorridere ma per alcuni non accade mai - spiega Simona Di Mambro che è "di casa" al Tribunale dei Minori di Roma - e non solo è necessario muoversi con attenzione. Alcuni di loro non hanno mai festeggiato un compleanno, non hanno mai ricevuto un regalo o un abbraccio. E capita che alcuni diventino grandi con noi.
Per il sistema il lavoro è finito, per noi no. Così da sempre cerchiamo di aiutarli nell'inserimento. Ora con "Kirikù" faremo quello che per noi è la quotidianità: sostenere i nostri ragazzi, con regole e amore. Tutti hanno diritti e la maggiore età non cambia le cose per noi. Questo non è un lavoro, è come una vocazione, fa parte di te. Non ci sono feste, ferie, weekend. C'è solo un mondo fatto di amore che cresce ogni giorno di più»