L'obiettivo è abbastanza chiaro: una consistente riduzione della popolazione studentesca in circolazione, non solo all'interno degli istituti, ma anche nelle zone limitrofe e sui mezzi pubblici, per cercare di porre un argine importante al propagarsi della pandemia.
Per questo, da domani, alla luce della lettera della recente ordinanza del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, Dad (didattica a distanza) al 50% per le scuole superiori, tranne che per gli studenti del primo anno, e al 75% per le Università ad eccezione delle matricole e dei laboratori formativi.

«Le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado incrementano il ricorso alla didattica digitale integrata per una quota pari al cinquanta per cento degli studenti, con esclusione degli iscritti al primo anno - si legge nel provvedimento firmato dal presidente della Regione - Le Università incrementano il ricorso alla didattica digitale integrata per una quota pari al settantacinque per cento degli studenti iscritti, con esclusione delle attività formative che necessitano della presenza fisica o l'utilizzo di strumentazioni (quali, ad esempio, le attività nei laboratori scientifici, le attività formative da esercitare necessariamente presso servizi clinici secondo piani definiti dalle strutture preso le quali vengono svolti, le attività di tirocinio dei corsi di laurea di area sanitaria non procrastinabili».

Un provvedimento che riguarda circa 100.000 studenti in tutto il Lazio tra alunni delle scuole superiori e universitari. Dopotutto, il quadro generale del contagio non è confortante. L'ultimo report regionale, risalente a pochi giorni fa, parla, dall'inizio dell'anno scolastico, di: 75 focolai, 1.993 positivi, 1.670 studenti (principalmente delle superiori) e 323 contagiati tra collaboratori scolastici e docenti. Le Asl sono intervenute in 1.077 istituti. E, fino alla scorsa settimana, si stimavano 848 positivi tra gli studenti e 13.000 costretti a saltare le lezioni. Il ministro Azzolina, tuttavia, in un post su Facebook, sostiene come la scuola abbia dato un contributo marginale all'aumento dei contagi: «Il monitoraggio settimanale dell'Istituto Superiore di Sanità dice che la trasmissione del virus dentro le scuole è ancora limitata: i focolai a scuola nella settimana dal 12 al 18 ottobre sono solo il 3,5% di tutti i nuovi focolai che si registrano nel Paese. Ma il dato più sorprendente è un altro: la settimana precedente (5-11 ottobre) erano il 3,8%. Quindi il numero di focolai dentro le scuole è addirittura sceso, in proporzione al totale. L'Iss conferma che dentro le scuole il rischio di trasmissione del virus continua ad essere molto molto basso».

L'esperimento, comunque, nel Lazio, andrà avanti per un mese, poi verrà effettuato un tagliando. In ogni caso, lo scopo è quello di contingentare le presenze, che, quotidianamente, non dovranno superare la metà del totale degli iscritti nelle scuole. Sulle modalità di organizzazione tutto è delegato ai singoli dirigenti scolastici, anche in relazione alla maggiore conoscenza dei territori e delle esigenze specifiche, magari prevedendo ingressi a giorni alterni e accordi fra scuole vicine per evitare situazioni di eccessivo affollamento, considerato anche che ogni servizio scolastico deve adattarsi alle esigenze del proprio bacino di utenza.

Un modo diverso di fare scuola, quindi. Il dirigente scolastico del liceo scientifico "Leonardo Da Vinci" di Sora, Orietta Palombo, ad esempio, che conta ben 707 iscritti, ha spiegato come si orienteranno nella sua scuola da domani. «Da lunedì 26 ottobre e fino al 9 novembre, per 15 giorni quindi, saranno in presenza le classi prime seconde e terze. Dal 10 novembre e per i restanti 15 giorni, saranno in presenza le prime, le quarte e le quinte. In questo modo il numero degli alunni in presenza sarà uguale in tutti i trenta giorni. Le classi in didattica a distanza si collegheranno con i docenti che si troveranno a scuola con le varie classroom».

Da Isola del Liri il preside dell'istituto d'istruzione superiore "Nicolucci Reggio", Mario Luigi Luciani, ha detto che: «La modalità è semplice: per le prime non cambia nulla. Le altre classi entreranno in turnazione settimanale. Ogni classe farà una settimana in presenza e una a distanza con la didattica digitale. Ci atteniamo all'ordinanza della Regione, ma per noi il problema era e resta quello dei trasporti. Ci tengo pure a far sapere che il sindaco di Isola del Liri ci ha sempre mostrato la sua attenzione. Una cosa che ho personalmente apprezzato. Per noi fare didattica a distanza sta diventando parte del nostro Dna. È una scelta strategica che abbiamo fatto ben prima dell'emergenza, ma attivarla solo perché il sistema dei trasporti e inadeguato è una cosa davvero triste». Una situazione di sacrificio riconosciuta anche dal presidente Zingaretti: «Ora è il tempo delle responsabilità individuali. Sono cosciente del sacrificio di una generazione, ma è un sacrifico utile a sconfiggere il virus, aspettando il vaccino e le cure che stanno arrivando».

Molto critica l'Associazione nazionale presidi che, attraverso il proprio massimo responsabile, Antonello Giannelli, non ha mostrato alcun entusiasmo verso questi provvedimenti, che impongono la dad, adottati dal Lazio e da altre Regioni: «Non è vero che la scuola è al centro dei pensieri di tutti. La didattica a distanza è senz'altro una risorsa, ma applicare questa ricetta come se fosse la panacea non è la soluzione», riconducendo molti problemi organizzativi alla mancata sinergia tra il centro e le parti (ministero, Regioni, associazioni e istituti). Giannelli, ad esempio, aveva definito la decisione della Regione Lombardia di passare alla Dad per tutte le superiori «non condivisibile, perché pregiudica l'autonomia scolastica senza una vera ragione: le scuole non sono focolai di contagio. Ancora una volta la politica dimostra, con i fatti, di non attribuire alla scuola quella funzione centrale per il Paese di cui aveva tanto parlato nei mesi scorsi».