«Vogliamo rialzarci, ma dopo quello che è successo le risorse per farlo sono limitate». Così, con le lacrime agli occhi, racconta un pensionato fino a poco tempo fa titolare di un'attività commerciale oggi gestita dai figli lungo via dei Sanniti, ad Atina inferiore, che il 15 ottobre si è ritrovato i locali invasi da acqua, fango e melma per lo straripamento del torrente Mollarino proprio sotto il ponte, alla confluenza con il fiume Melfa.

«Da giorni nel vicino ostello che ospita la scuola elementare è un via vai di squadre di soccorso, tecnici e amministratori per verificare i danni, ma ci sono altre attività che hanno visto andare in fumo anni di sacrifici». L'uomo racconta ciò che ha visto alle prime luci dell'alba di una settimana fa: «Il locale era invaso da oltre quaranta centimetri di acqua e fango: ancora oggi abbiamo mobili, attrezzature e scaffali sistemati fuori dal locale per ripulire il fango».

Insieme all'attività del pensionato hanno subìto ingenti danni un deposito di materiale edile, gli scantinati di abitazioni con gli impianti di riscaldamento fuori uso, garage o depositi delle soprastanti attività commerciali (bar, parrucchiere). Un bilancio drammatico causato dal torrente tracimato per via dei tronchi d'albero ammassati dalla corrente sulle pile del ponte: «La profezia dei più anziani del posto si è avverata: avere alberi lungo le sponde del Mollarino non è una buona idea, basta un'alluvione che mangia le sponde e i tronchi finiscono nel greto». Poi si chiede se verranno individuate le responsabilità di quanto accaduto e se le attività commerciali e i cittadini che hanno subìto danni saranno risarciti. Domande che esigono una risposta.