Il rumore dell'elicottero, il suono delle sirene, i lampeggianti, non hanno lasciato alcunché all'immaginazione. Un'altra operazione era in corso nel capoluogo, in una delle zone spesso alla ribalta della cronaca: via Bellini. E proprio nel quartiere Scalo è stata smantellata all'alba di ieri un'altra associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti operante a Frosinone e sul litorale romano.
L'operazione denominata "Il cartello di via Bellini" porta la firma della squadra mobile che ha dato esecuzione a un'ordinanza di applicazione di misure cautelari, emessa dal tribunale di Roma, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia nei confronti di 10 persone.

Si sono aperte le porte della casa circondariale per Kercanaj Andrea di origine albanese, Simona Paniccia, Stefano Chiari, Alessandro Ardovini, Roberta Paniccia, Alfredo Lauretti, Claudio Gargano (tutti residenti a Frosinone) e Sonia Troise ed Eros Quilli residenti ad Ardea. Ai domiciliari Orgest Mansi albanese residente a Frosinone. Indagati Giuseppe Paniccia attualmente in carcere a Velletri per un'altra causa, Domenico Paniccia di Frosinone, Leandro Cupido, Omar Ben M'Salem, Milard Durac (tutti residenti a Frosinone), Claudio Sarli di Piglio. Quest'ultimo, ex agente della polizia penitenziaria.
A illustrare i dettagli dell'operazione il questore Leonardo Biagioli e il dirigente della squadra mobile Flavio Genovesi. Un'operazione brillante che giunge a pochissimi giorni da un'altra attività analoga che ha portato, insieme alla guardia di finanza, a smantellare nel territorio di Sora, altre due organizzazioni dedite al traffico di sostanze stupefacenti.

"Nonno", "Gargamella", "figlio", "nipote", "topo di fogna", "quello di fronte", "il sindaco", "l'amico tuo", sono alcuni dei nomi in codice che utilizzavano alcuni componenti dell'associazione per evitare che in caso intercettazione la polizia penitenziaria potesse identificarli. L'attività d'indagine ha permesso di portare alla luce l'esistenza di un sodalizio criminale che era riuscito a penetrare anche all'interno delle mura del carcere di Frosinone, attraverso la corruzione di un agente della polizia penitenziaria, Claudio Sarli, operata da alcuni pregiudicati che stavano scontando la pena nell'istituto.

L'agente è stato arrestato nell'agosto del 2017 (attualmente ai domiciliari) mentre si recava a lavoro, dopo che vennero trovate nella sua auto e occultate addosso, una notevole quantità di cocaina, hashish e marijuana, oltre a schede telefoniche, telefoni cellulari e preziosi, tutti oggetti che gli erano stati consegnati dalla moglie di uno dei suoi corruttori, Simona Paniccia. La donna, come emerso dalle successive risultanze investigative, si era col tempo imposta al vertice dell'associazione, passando dal ruolo di semplice vedetta a quello di luogotenente del capo dell'organizzazione, Andrea Kercanaj.

Il modus operandi
Via Bellini, dopo l'operazione Fireworks del 2016, è diventata la nuova piazza dello spaccio e diversi nel tempo i blitz delle forze dell'ordine. Ma ogni volta l'associazione criminale è riuscita a riorganizzarsi nel giro di pochissimo tempo. Lo spaccio avveniva non solo su Frosinone e paesi limitrofi ma anche sul litorale laziale ad Ardea, dove risiedono due degli arrestati. Circa 150/160 dosi al giorno per un guadagno che andava dalle 4 alle 6 mila euro al giorno.
Un traffico continuo che permetteva di vendere dosi a bassissimo prezzo, anche a 20 euro. Prezzo che era addirittura scritto sulle pareti del palazzo di via Bellini. E di fronte un altro palazzo utilizzato come magazzino così se la polizia sequestrava la droga in uno stabile questo subito veniva rifornito dall'altro di fronte. È quanto accertato dalle indagini degli agenti della Mobile e anche dai filmati di una telecamera.

La droga era nascosta all'interno della palazzina, su quattro piani, nei battiscopa mobili. A gestire tutto Simona Paniccia, il factotum di Kercanaj. Era lei, secondo l'accusa, che si occupava di organizzare i turni degli spacciatori e delle vedette. Vedette che si vestivano quotidianamente in maniera diversa, un giorno imbianchini, l'altro operatori ecologici, l'altro ancora idraulici. Venivano pagati quotidianamente dalle 80 alle 100 euro. Chi si occupava del confezionamento della droga prendeva circa 50 euro al giorno. Le forze dell'ordine effettuavano spesso controlli in via Bellini, sapendo ovviamente che in quella zona si spacciava, ma quando polizia o carabinieri lasciavano la strada dopo un sequestro o perquisizione, venivano riorganizzate tutte le attività, affinché fosse cambiato il turno di lavoro.

Per capire se ci fosse o meno il via libera, il portone restava aperto, se invece era chiuso significava che si doveva attendere perché all'interno c'era un altro acquirente. Alcuni componenti del sodalizio avevano una social card che utilizzavano per ordinare a domicilio pranzi e cene quando erano al lavoro e non potevano spostarsi. Ieri, dunque, il blitz e l'esecuzione di 10 ordinanze di custodia cautelare. Tutti sono indagati per associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e corruzione. Sequestrati circa due kg di cocaina. Nel collegio difensivo gli avvocati Marco Maietta, Riccardo Masecchia, Giampiero Vellucci e Tony Ceccarelli.