«Vigile, lucida, orientata nel tempo, nello spazio e nel rispetto delle persone. Ma anche distaccata emotivamente rispetto a ciò che racconta». Sono queste solo alcune delle considerazioni del professor Gabriele Mandarelli riportate nella relazione psichiatrico forense effettuata su Donatella Di Bona, la mamma di Piedimonte San Germano accusata di aver soffocato il figlio Gabriel perché piangeva. E ripercorse ieri in aula.
Ipotesi terribile quella avanzata nei suoi confronti, che pesa anche sul padre del bimbo - Nicola Feroleto - in carcere come Donatella con la stessa accusa.

Venerdì i due si troveranno faccia a faccia in aula di Corte d'Assise, Donatella (questa volta) come testimone. Nicola, invece, come imputato. I due genitori, infatti, hanno scelto di procedere con riti differenti: Nicola - assistito dall'avvocato D'Anna - con un rito ordinario; Donatella - rappresentata dagli avvocati Prospero e Cucchi - con un abbreviato condizionato alla perizia psichiatrica. Proprio quella discussa ieri davanti al gup.

Per il perito Donatella risulterebbe affetta un leggero problema cognitivo, ma la «condizione psichiatrica rilevata non ha presentato al momento dei fatti contestati caratteristiche di infermità con valore di malattia che possano aver scemato grandemente o escluso la capacità di intendere e volere». Una risposta netta, quella del professore, specialista in Psichiatria, del dipartimento di Criminologia e Psichiatria forense dell'Università degli Studi di Bari, chiamato a indagare sulla capacità di intendere e volere al momento dei fatti. Anche per poter valutare una eventuale pericolosità sociale dell'imputata.

La fotografia
Ieri pomeriggio, poco prima delle 16 Donatella, tradotta dal carcere di Rebibbia, è entrata in aula. Passo lento, felpa e jeans. Capelli scuri raccolti. Non è più la ragazza efebica del 17 aprile del 2019. Donatella avrebbe raccontato al perito di aver perso oltre dieci chili nei tre mesi prima del delitto. Ma non avrebbe mai perso lucidità né si sarebbe mai in passato rivolta a uno psicologo. È la madre, nonna Rocca (ascoltata dai carabinieri dopo l'omicidio e anche come testimone nell'ultima udienza a carico di Nicola insieme al figlio Luciano, rappresentati dagli avvocati Scerbo e Corsetti) a raccontare di continui accessi in ospedale nell'ultimo periodo per malesseri che sembravano essere figli di ansia e depressione.

Eppure, nonostante il distacco emotivo, negli incontri in carcere Donatella appare consapevole. Se nei primi giorni di reclusione Donatella sarebbe sembrata più ansiosa, senza appetito né sonno, poi con il passare del tempo avrebbe riacquistato una graduale normalità, sempre legata a uno stato di comprensibile angoscia ma mai tale da far dubitare - continua nell'elaborazione il perito - della sua capacità di capire.
Una valutazione diversa, invece, rispetto a quella del consulente della difesa di Donatella.

Per il professor Mandarelli, la prima ricostruzione - quella legata a un presunto investimento da parte di un'auto pirata - avrebbe in sostanza delineato la capacità di avere «consapevolezza della propria condotta». L'udienza è stata aggiornata al prossimo 12 novembre per le discussioni e la sentenza a carico dell'imputata.